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lunedì 23 settembre 2013

Padre Pio gli angeli e i demoni

Tratto dal libretto: “Padre Pio e gli Angeli”
angeli1L’esistenza degli esseri spirituali, in­corporei, che la Sacra Scrittura chiama abitualmente Angeli, è una verità di fede. La parola angelo, dice S. Agostino, designa l’ufficio, non la natura. Se si chiede il nome di questa natura si risponde che è spirito, se si chiede l’ufficio, si risponde che è angelo: è spirito per quello che è, mentre per quello che compie è angelo. In tutto il loro essere, gli angeli sono servitori e messaggeri di Dio.
Per il fatto che «vedono sempre la faccia del Padre… che è nei cieli» (Mt. 18,10) essi sono «potenti esecutori dei suoi comandi, pronti alla voce della sua parola» (salmo 103,20). Vi sono però anche gli angeli cattivi, angeli ribelli: anch’essi sono al servizio delle creature della terra, ma non per aiutarle, bensí per attirarle al luogo della perdizione, cioè all’inferno.
Padre Pio è stato oggetto di grande attenzione sia da parte degli angeli (buoni) come da parte degli spiriti infernali. Iniziamo da questi ultimi, credendo di non esagerare, affermando che nessun uomo di Dio è stato tanto tormentato dal demonio, quanto Padre Pio. L’intervento del diavolo, nell’itinerario spirituale di Padre Pio è un fenomeno, a prima arcangelo san michelevista, sconcertante. Si tratta di un duello a morte, senza tregua e senza risparmi di colpi, tra l’anima ed il suo accanito nemico. Innumerevoli sono le insidie, assidui gli attacchi, atroci le tentazioni. Ascoltiamolo in alcune sue lettere del 1912-1913:
«L’altra notte la passai malissimo; quel cosaccio da verso le dieci, che mi misi a letto, fino alle cinque della mattina non fece altro che picchiarmi continuamente. Molte furono le diaboliche suggestioni che mi poneva davanti alla mente, pensieri di disperazione, di sfiducia verso Dio; ma viva Gesú, poiché io mi schermii col ripetere a Gesú: vulnera tua, merita mea. Credevo proprio che fosse quella propriamente l’ultima notte di mia esistenza; o, anche non morendo, perdere la ragione. Ma sia benedetto Gesú che niente di ciò s’avverò. Alle cinque del mattino, allorché quel cosaccio andò via, un freddo s’impossessò di tutta la mia persona da farmi tremare da capo a piedi, come una canna esposta ad un impetuosissimo vento. Durò un paio d’ore. Andai del sangue per la bocca» (28-6-1912; cf. anche 18-1-1912; 5-11-1912; 18-11-1912).
Per far dispetto a Padre Pio, spesso il demonio macchiava le lettere dei suoi direttori spirituali, in modo da renderle illeggibili. Le lettere diventavano leggibili soltanto dopo essere state toccate dal Crocifisso e sparse con acqua benedetta. La lettera qui riprodotta è del 6 novembre 1912, scritta in francese dal padre Agostino da San Marco in Lamis.
padre pio1
«E tutt’altro che spaventarmi, mi preparai alla pugna con un beffardo sorriso sulle labbra verso costoro. Allora sí che mi si presentarono sotto le piú abominevoli forme e per farmi prevaricare incominciarono a trattarmi con guanti gialli; ma grazie al cielo, li strigliai per bene, trattandoli per quello che valgono. Ed allorché videro andare in fumo i loro sforzi, mi si avventarono addosso, mi gittarono a terra e mi bussarono forte forte, buttando per aria guanciali, libri, sedie, emettendo in pari tempi gridi disperati e pronunziando parole estremamente sporche» (18-1-1913). «Quei cosacci ultimamente, nel ricevere la vostra lettera, prima di aprirla mi dissero di strapparla ovvero l’avessi buttata nel fuoco [...]. Risposi loro che nulla sarebbe valso a smuovermi dal mio proposito. Mi si scagliarono addosso come tante tigri affamate, maledicendomi e minacciandomi che me lo avrebbero fatto pagare. Padre mio, hanno mantenuto la parola! Da quel giorno mi hanno quotidianamente percosso. Ma non mi atterrisco» (1-2-1913; cf. anche 13-2-1913; 18-3-1913; 1-4-1913; 8-4-1913. «Ormai sono sonati ventidue giorni continui che Gesú permette a costoro [brutti ceffoni] di sfogare la loro ira su di me. Il mio corpo, padre mio, è tutto ammaccato per le tante percosse che ha contato fino al presente per mano dei nostri nemici» (13-3-1913).
«Ed ora, babbo mio, chi potrebbe narrarvi tutto quello che ho dovuto sostenere! Sono stato solo di notte, solo di giorno. Una guerra asprissima s’impegnò da quel giorno con quei brutti cosacci. Volevano darmi ad intendere di essere stato rigettato padre pio2finalmente da Dio» (18-5-1913). «Di tutto ciò [le tentazioni impure] me ne rido come cose da non curarsi, seguendo il suo consiglio. Solo però mi addolora, in certi momenti, di non esser certo se al primo assalto del nemico fui pronto a far resistenza» (17-8-1910). «Queste tentazioni mi fanno tremare da capo a piedi di offendere Iddio» (1-10­1910; cf. anche 22-10-1910; 29-11-1910). «Ma di niente ho paura, se non dell’offesa di Dio» (29-3-1911).
Padre Pio si sente piú schiacciato dalla forza di Satana che lo conduce sull’orlo del precipizio e lo spinge sulla via della disperazione e chiede, con animo pieno di angoscia, aiuto ai suoi direttori spirituali:
«La lotta con l’inferno è arrivata al punto in cui non si può piú andare piú innanzi [...]. La battaglia è superlativamente ed estremamente aspra, a me sembra di soccombere da un istante all’altro» (1-4-1915).
«Veramente vi sono dei momenti, e questi non sono rari, nei quali mi sento come schiacciato sotto la potente forza di questo triste cosaccio. Non so proprio a quale mezzo appigliarmi; prego, e molte volte la luce tarda a venire. Cosa devo fare? Aiutatemi, per carità, non mi abbandonate» (15-4-1915).
«I nemici insorgono, o padre, di continuo contro la navicella del mio spirito e tutti sofferenza Gesùd’accordo mi gridano: abbattiamolo, schiacciamolo, perocché è debole e non potrà a lungo resistere. Ahimé, padre mio, chi mi libererà da questi leoni ruggenti, tutti pronti a divorarmi?» (9-5-1915).
«Deh! per carità non mi negate il vostro soccorso, non mai negate i vostri ammaestramenti, sapendo che il demonio piú che mai va infierendo contro la navicella del mio povero spirito. Padre mio, non ne posso proprio piú, mi sento venir meno tutte le forze; la battaglia è proprio al suo ultimo stadio, da un momento all’altro mi sembra di rimaner soffocato dalle acque della tribolazione. Ahimé! chi mi salverà? Sono solo a combattere, e di giorno e di notte, contro un nemico sí forte e sí potente. Chi vincerà? A chi sorriderà la vittoria? Si combatte estremamente da ambo le parti, padre mio; a misurare le forze da ambedue le parti, mi veggo debole, mi veggo fiacco di fronte alle schiere nemiche, sono sul punto di essere schiacciato, di essere ridotto al nulla. Breve, tutto calcolato, il vinto a me sembra che debba propriamente essere io. Ma che dico mai?! È possibile che il Signore il permetterà?! Giammai! Sento ancora rizzarsi, qual gigante, nella piú intima parte del mio spirito la forza di gridare forte al Signore: “Salvami, che son per perire“» (1-4­1915).


«La debolezza del mio essere mi fa tremare e mi fa sudar freddo; satana con le suepadre pio3 arti maligne non si stanca di muovermi guerra e di espugnare la piccola fortezza, col prenderla d assedio per ogni dove. Insomma, Satana è per me come un potente nemico, che risoluto di espugnare una piazza, non si contenta da assalirla in una cortina o in un bastione, ma tutta per ogni parte la circonda, in ogni parte l’assalta, in ogni parte la tormenta. Padre mio, le arti maligne di Satana m’incutono spavento; ma da Dio solo, per Gesú Cristo, spero la grazia di ottenere sempre la vittoria e giammai la disfatta» (4-8-1917).
Il 30 ottobre 1914, scrive al direttore spirituale:
«Mio Dio, quegli spiriti maligni, padre mio, fanno tutti gli sforzi per perdermi; vogliono vincermi per forza; sembra che approfittino proprio della mia debolezza fisica per maggiormente sfogare contro di me il loro livore ed in tale stato veder se sia loro possibile strapparmi dal petto quella fede e quella fortezza che mi viene dal Padre dei lumi. In certi momenti mi veggo proprio sull’orlo del precipizio, sembrami allora che la pugna sia per arridere a quei birbaccioni; mi sento proprio tutto, tutto scuotermi;…
Domenica 5 luglio 1964, ore 22
«Fratelli, aiutatemi! fratelli, aiutatemi!». Fu questo il grido che seguí ad un pesante tonfo che fece traballare il pavimento. Il Padre fu trovato dai confratelli bocconi a terra, sanguinante dalla fronte e dal naso con una seria ferita all’arco sopracciliare destro, per cui occorsero due punti a carne viva. Caduta inspiegabile! Quel giorno il Padre era passato davanti ad un’ossessa proveniente da un paese del bergamasco. Il giorno seguente il demonio, per bocca dell’ossessa, ammise che alle ore 22 del giorno precedente «era stato a trovare qualcuno… si era vendicato… cosí imparerà per un’altra volta… ». Il viso del Padre, tumefatto, mostra i segni della violentapadre pio4 lotta con il demonio, che, peraltro, fu quasi ininterrotta per tutto l’arco della sua esistenza terrena.
…un’agonia mortale attraversa il mio povero spirito, riversandosi pure sul povero corpo e tutte le membra me le sento rattrappirsi. La vita allora davanti a me la veggo come se mi si arrestasse: ella è sospesa. Lo spettacolo è assai triste e luttuoso: solo chi ne è stato posto alla prova potrà immaginarselo. Quanta è dura, padre mio, la prova che ci mette all’estremo rischio di offendere il Salva­tore e Redentore nostro! Sì, qui si gioca il tutto per tutto» (cf. anche 11-11-1914 e 8­12-1914).
Potremmo continuare a lungo sull’aspra lotta tra Padre Pio e Satana, durata tutta una vita e chiudiamo quest’argomento con un ultimo brano di una lettera che Padre Pio scriveva a Padre Agostino il 18 gennaio 1912: «Barbablú non si vuole dare per vinto. Ha preso quasi tutte le forme. Da vari giorni in qua mi viene a visitare assieme con altri suoi padre pio5satelliti armati di bastoni e di ordigni di ferro e quello che è peggio sotto le proprie forme.  … Chissà quante volte mi ha gittato dal letto trascinandomi per la stanza. Ma pazienza! Gesú, la Mammina, l’Angioletto, san Giuseppe ed il Padre San Francesco sono quasi sempre con me».
A titolo di curiosità elenchiamo gli epiteti rivolti da Padre Pio al suo rivale, riscontrati nella corrispondenza epistolare dal gennaio 1911 al settembre 1915: baffettone, baffone, barbablú, birbaccione, infelice, spirito maligno, cosaccio, brutto cosaccio, brutto animalaccio, triste cosaccio, brutti ceffoni, impuri spiriti, quei disgraziati, malvagio spirito, bestiaccia, maledetta bestia, apostata infame, impuri apostati, facce patibolari, fiere che ruggiscono, insidiatore maligno, principe delle tenebre.

Padre Pio al confessionale

Sceglietevi un confessore che sia dotto e di vita integerrima, e fatta una volta questapadre pio scelta non mutarla senza gravissima necessità. La continua mutazione del confessore voi non potete credere di quanto discapito è per la povera anima, massime se quest’anima fa professione di perfezione cristiana. (Epist. III, p. 51)
Il Catechismo della Chiesa Cattolica 
sottolinea che “Quelli che si accostano al sacramento della Penitenza ricevono dalla misericordia di Dio il perdono delle offese fatte a lui e insieme si riconciliano con la Chiesa, alla quale hanno inflitto una ferita col peccato e che coopera alla loro conversione con la carità, l’esempio e la preghiera”. È chiamato sacramento della Confessione poiché l’accusa, la confessione dei peccati davanti al sacerdote è un elemento essenziale di questo sacramento. In un senso profondo esso è anche una «confessione», riconoscimento e lode della santità di Dio e della sua misericordia verso l’uomo peccatore. È chiamato sacramento del Perdono poiché, attraverso l’assoluzione sacramentale del sacerdote, Dio accorda al penitente « il perdono e la pace ».
La Confessione impegnava Padre Pio per molte ore della sua giornata. Egli la esercitava con visione introspettiva e non lasciava al penitente adito ad ambiguità. Non era possibile mentire a chi vedeva nell’anima. Spesso, di fronte ai penitenti più emozionati, era lo stesso padre Pio che elencava i peccati commessi dal penitente. Padre Pio invitava alla Confessione, chiedendo di farvi ricorso, al più tardi,una volta alla settimana. Egli diceva: “Una stanza, per quanto possa essere rimasta chiusa, necessita di una spolverata, almeno una volta alla settimana”. In questo Padre Pio era molto esigente, egli esigeva una conversione vera e propria e non transigeva coloro i quali si recavano al confessionale per la sola curiosità di vedere il frate “Santo”.
padre pio1Un confratello raccontava: “Un giorno padre Pio negò l’assoluzione ad un penitente e poi gli disse: “Se vai a confessarti da un altro, vai all’inferno tu e quell’altro che ti da l’assoluzione”, come a dire, senza proposito di cambiare vita si profana il sacramento e chi lo fa si rende colpevole davanti a Dio. Spesso infatti Padre Pio trattava i fedeli con “apparente durezza” ma è altrettanto vero che lo stravolgimento spirituale che quel “rimprovero” procurava alle anime dei penitenti, si trasformava in una forza interiore a ritornare da Padre Pio, contriti, per riceverne la definitiva assoluzione.
Un signore, tra il 1954 e il 1955 andò a confessarsi da Padre Pio, a San Giovanni Rotondo. Quando terminò l’accusa dei peccati padre Pio chiese: “Hai altro?” ed egli rispose, “No padre”. Il padre ripeté la domanda: “Hai altro?” “No padre”. Per la terza volta padre Pio gli chiese: “Hai altro?”. Al reiterato diniego si scatenò l’uragano. Con la voce dello Spirito Santo padre Pio urlò: “Vattene! Vattene! Perché non sei pentito dei tuoi peccati!”. L’uomo rimase impietrito anche per la vergogna che provava di fronte a tanta gente. Quindi cercò di dire qualcosa…ma padre Pio continuò: “Stai zitto, chiacchierone, hai parlato abbastanza; ora voglio parlare io. E’ vero o non è vero che frequenti le sale da ballo?” – “ Si padre” – “E non sai che il ballo è un invito al peccato?”. Stupito non sapevo che dire: nel portafoglio avevo il tesserino di socio di una sala da ballo. Promisi di emendarmi e dopo tanto mi diede l’assoluzione.

Le bugie 

Un giorno, un signore disse a Padre Pio. “Padre, dico bugie quando sono in compagnia, tanto per tenere in allegria gli amici.”. E Padre Pio rispose: “Eh, vuoi andare all’inferno scherzando?!”

La mormorazione

La malizia del peccato della mormorazione consiste nel distruggere la reputazione e l’onore padre pio2di un fratello che ha invece diritto a godere di stima. Un giorno Padre Pio disse ad un penitente: “Quando tu mormori di una persona vuol dire che non l’ami, l’hai tolta dal cuore. Ma sappi che, quando togli uno dal tuo cuore, con quel tuo fratello se ne va via anche Gesù”. Una volta, invitato a benedire una casa, arrivato all’ingresso della cucina disse “Qui ci sono i serpenti, non entro”. E ad un sacerdote che spesso ci andava per mangiare disse di non andarci più perché li si mormorava.

La bestemmia

Un uomo era originario delle Marche ed insieme ad un suo amico era partito dal suo paese con un camion per trasportare dei mobili vicino a San Giovanni Rotondo. Mentre facevano l’ultima salita, prima di giungere a destinazione, il camion si ruppe e si fermò. Ogni tentativo di farlo ripartire risultò vano. A quel punto l’autista perse la calma e preso dall’ira bestemmiò. Il giorno dopo i due uomini andarono a San Giovanni Rotondo dove uno dei due aveva una sorella. Tramite lei riuscirono a confessarsi da Padre Pio. Entrò il primo ma padre Pio non lo fece neanche inginocchiare e lo cacciò via. Venne poi il turno dell’autista che cominciò il colloquio e disse a Padre Pio: “Mi sono adirato”. Ma Padre Pio gridò: “Sciagurato! Hai bestemmiato la Mamma nostra! Che ti ha fatto la Madonna?”. E lo cacciò via.

Il demonio è molto vicino a coloro che bestemmiano.

In un albergo di San Giovanni Rotondo non si poteva riposare né di giorno né di notte perché c’era una bambina indemoniata che urlava da fare spavento. La mamma portava ogni giorno la piccola in Chiesa con la speranza che Padre Pio la liberasse  dallo spirito del male. Anche qui il baccano che si verificava era indescrivibile. Una mattina dopo la confessione delle donne, nell’attraversare la chiesa per far ritorno in convento, Padre Pio si ritrovò davanti la bambina che urlava paurosamente, trattenuta a stento da due o tre uomini. Il Santo, stanco di tutto quel trambusto, diede una pestata sul piede e poi una violenta pacca sulla testa, gridando. “Mo basta!” La piccola cadde a terra esamine. Ad un medico presente il Padre disse di portarla a San Michele, al vicino santuario di Monte Sant’Angelo. Arrivati a destinazione, entrarono nella grotta dove è apparso san padre pio3Michele. La bambina si rianimò ma non c’era verso di farla avvicinare all’altare dedicato all’Angelo. Ma ad un certo punto un frate riuscì a far toccare l’altare alla bambina. La bambina come folgorata cadde a terra. Si risvegliò più tardi come se non fosse successo nulla e con dolcezza chiese alla Mamma: “Mi compri un gelato?” A quel punto il gruppo di persone ritornò a San Giovanni Rotondo per informare e ringraziare Padre Pio il quale disse alla Mamma: “Di a tuo marito che non bestemmiasse più, altrimenti il demonio ritorna”.

Mancare all’Eucarestia

Un giovane medico, agli inizi degli anni ’50, andò a confessarsi da Padre Pio. Fece l’accusa dei suoi peccati e rimase in silenzio. Padre Pio chiese se avesse altro da aggiungere ma il medico risposte negativamente. Allora Padre Pio disse al medico “Ricordati che nei giorni festivi non si può mancare neanche ad una sola Messa, perché è peccato mortale”. A quel punto il giovane ricordò di avere “saltato” un appuntamento domenicale con la Messa, qualche mese prima.

La magia 

Padre Pio proibiva ogni forma di ricorso allo spiritismo ed alle pratiche dell’occulto. Una signora racconta: “Mi confessai da Padre Pio nel mese di novembre del 1948. Tra le altre cose disse al Padre che nella nostra famiglia eravamo preoccupati perché una zia leggeva le carte. Il padre con tono perentorio disse: “Gettate via subito quella roba”.

Il Divorzio

Nella famiglia unita e santa, Padre Pio vedeva il luogo dove germoglia la fede. Egli diceva. Il Divorzio è il passaporto per l’Inferno. Una giovane signora, terminata la confessione dei propri peccati, ricevette la penitenza da Padre Pio che le disse: “Devi chiuderti nel silenzio della preghiera e salverai il tuo matrimonio”. La Signora rimase sorpresa perché il suo rapporto matrimoniale non aveva problemi. Dovette invece ricredersi di li a poco quando una tempesta colpì il suo rapporto matrimoniale. Lei era però preparata e seguendo il consiglio di Padre Pio, superò quel triste momento evitando la distruzione della padre pio4famiglia.

L’Aborto

Un giorno, padre Pellegrino chiese a Padre Pio: “Padre, lei stamattina ha negato l’assoluzione per un procurato aborto ad una signora. Perché è stato tanto rigoroso con quella povera disgraziata?”. Padre Pio rispose: “Il giorno in cui gli uomini, spaventati dal, come si dice, boom economico, dai danni fisici o dai sacrifici economici, perderanno l’orrore dell’aborto, sarà un giorno terribile per l’umanità. Perché è proprio quello il giorno in cui dovrebbero dimostrare di averne orrore. L’aborto non è soltanto omicidio ma pure suicidio. E con coloro che vediamo sull’orlo di commettere con un solo colpo l’uno e l’altro delitto, vogliamo avere il coraggio di mostrare la nostra fede? Vogliamo recuperarli si o no?” “Perché suicidio?” chiese padre Pellegrino. Assalito da una di quelle insolite furie divine, compensato da uno sconfinato entroterra di dolcezza e di bontà, padre Pio rispose: “Capiresti questo suicidio della razza umana, se con l’occhio della ragione, vedessi “la bellezza e la gioia” della terra popolata di vecchi e spopolata di bambini: bruciata come un deserto. Se riflettessi, allora si che capiresti la duplice gravità dell’aborto: con l’aborto si mutila sempre anche la vita dei genitori. Questi genitori vorrei cospargerli con le ceneri dei loro feti distrutti, per inchiodarli alle loro responsabilità e per negare ad essi la possibilità di appello alla propria ignoranza. I resti di un procurato aborto non vanno seppelliti con falsi riguardi e falsa pietà. Sarebbe un abominevole ipocrisia. Quelle ceneri vanno sbattute sulle facce di bronzo dei genitori assassini. Il mio rigore, in quanto difende il sopraggiungere dei bambini al mondo è sempre un atto di fede e di speranza nei nostri incontri con Dio sulla terra.

Fonte: http://www.padrepio.catholicwebservices.com/La_confessione.htm