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domenica 4 gennaio 2015

Madonna delle Rose

Madonna delle Rose

Albano Sant’Alessandro (BG/I) – La notte fra il 3 ed il 4 gennaio 1417
madonna delle roseVeramente dolcissima questa apparizione di Maria Vergine con in braccio un bambino Gesù che le offre delle rose, come non commuoversi davanti ad un tale splendore!
A pochi chilometri da Bergamo, sulla via per Trescore Balneario, in una amena pianura, giace Albano Sant’Alessandro, cittadina illustre per la sua origine romana, per tante vicende storiche e per sanguinose battaglie tra Guelfi e Ghibellini. Oggi è rinomata per il bel Santuario della Madonna delle Rose.
Nella notte tra il 3 ed il 4 gennaio 1417, due mercanti romagnoli, diretti da Brescia verso Bergamo, si trovano sperduti in una boscaglia nei pressi del villaggio chiamato Albano. Bergamo è a soli otto chilometri, ma per loro non c’è via di scampo: nel buio, tra rovi ed acquitrini coperti dalla neve, si sentono morire di freddo e di paura. Si rivolgono quindi con fervore al Signore, invocano la Madonna e fanno voto di costruire una Cappella, se riescono a liberarsi da quella disperata situazione. Improvvisamente dal cielo, raggi di luce rompono le tenebre ed una striscia di rugiada luminosa indica loro il cammino. Con animo sollevato e riconoscente seguono quel sentiero che sembra loro dire:
«questa è la via, camminate per essa!»,
beata vergine delle rose2fino al suo sbocco nella strada maestra ritrovata, quindi, accompagnati da un amico chiarore, in brevissimo tempo raggiungono la città di Bergamo. Il loro desiderio è quello di ringraziare subito la Vergine, entrando nella basilica di Santa Maria Maggiore, ma questa, data l’ora della notte, è ancora chiusa. Trovano riparo nella vicina torre diroccata, rovinata dalle guerre, rimasta abbandonata ed aperta. Vi entrano timorosi ed incerti per il buio fitto che vi regna, col desiderio di raccogliersi in preghiera, ma subito un grande bagliore li blocca e li avvolge: alquanto elevata da terra, seduta su un serto di rose che la circondano completamente, appare la Vergine Immacolata con stretto al petto il Bambino Gesù che stringe egli pure in una mano un piccolo mazzo di rose bianche, in atto di offrirlo alla Mamma. Gli occhi della Madonna e quelli del Divin Figlio sono rivolti compiacenti verso i due mercanti, fuori di sé da quello spettacolo di paradiso.
Il luogo dell’apparizione venne chiamato, da quella notte, il Colle di Rosate.
Fattosi giorno, la notizia si diffonde in un baleno, giunge al Vescovo ed alle Autorità civili; da tutti il fatto prodigioso è giudicato come segno di benevolenza da parte del cielo per la città di Bergamo afflitta da tanti problemi, per l’Italia martoriata da inimicizie e discordie, per la Chiesa straziata dalla divisione dello scisma. San Bernardino da Siena, che in quei giorni si trova in Bergamo, giudica una benedizione della Madonna quella santuario Madonna delle Rosenotturna apparizione. Lo stesso santo ebbe inoltre un’apparizione della Madonna, sempre nel 1417, a Siena. La Santa Vergine apparve con grande splendore al francescano (al secolo Bernardino degli Albizzeschi 1380-1444), promettendogli di aiutarlo nella sua opera di conversione dei peccatori.

Tutti sono intenzionati ad erigere un Tempio in riconoscenza per tante grazie da parte della Madonna, e ne informano il nuovo Papa Martino V, eletto dal Concilio di Costanza l’11 novembre di quello stesso anno 1417. Fu proprio il Papa ad autorizzane la costruzione.
Le pratiche burocratiche però si dilungano; i due fortunati veggenti ritornano ad Albano, sul luogo della prima visione, comperano il terreno proprio nel punto in cui il sentiero di luce si immise nella strada maestra per Bergamo, e vi costruiscono la Cappelletta che richiamerà la devozione dei fedeli per 438 anni. La devozione alla Madonna delle Rose fu riaccesa ad Albano all’inizio del diffondersi dell’epidemia di colera del 1855. Il parroco non solo esortò la sua gente a ricorrere alla Madonna delle Rose, ma anche a fare ad essa il voto di erigere un santuario al posto della cappella se avesse fatto cessare il contagio. Il contagio cessò e il 20 settembre del 1855 si iniziò la costruzione del santuario, che venne aperto al culto nel 1883.
01-B_Vergine_delle_Rose-2Con il 1900, l’abside e la cupola del Tempio sono ornati degli affreschi di Luigi Tagliaferri, le pareti laterali sono abbellite con i quadri della Natività di Maria e della Deposizione di Gesù dalla croce di Vittorio Manini; il quadro centrale dell’Apparizione ed i medaglioni della volta sono di Arturo Compagnoni.
Grande desiderio dei fedeli sarebbe stato vedere l’Immagine della Madonna delle Rose incoronata nel 1917, quinto centenario dell’Apparizione, ma l’immane guerra che affligge il mondo intero lo impedisce, rinviando la solenne cerimonia al 14 settembre del 1920.
Don Mario Morra SDB
Fonti: rivista “Maria Ausiliatrice”, gennaio 2006; www.donbosco-torino.it; http://www.mariadinazareth.it/apparizione%20albano%20sant’alessandro.htm

sabato 3 gennaio 2015

MADONNA DELLE LACRIME DI SANGUE

MADONNA DELLE LACRIME DI SANGUE

Maròpati  – La Madonna del Rosario delle Lacrime di Sangue piange da oltre 40 anni!
3 gennaio
madonna-di-maropati--quadro-Il piccolo paesino dove si bestemmiava apertamente, ora è diventato un luogo di culto mariano dove si recita ogni giorno il Santo Rosario. Il Segretario comunale di Maròpati, C. Laganà, scrive: “Il prodigioso evento di Maròpati è una sconvolgente esplosione mariana – come mai avvenuta altrove – di cruento dolore e di immensa pietà”.
Maròpati è un paese a 12 Km dalla stazione ferroviaria e dall’autostrada di Rosarno (RC), conta 1.500 anime. Una persona umile, francescana secolare, fedelissima al Vescovo e al Parroco, che soffre e prega giorno e notte, è stata la confidente della Madonna: è Immacolata L.. Ella in una lettera al suo Direttore Spirituale P. Alfonso Di Bartolo (già per due volte Superiore Provinciale dei Cappuccini Calabresi) avvertiva che la Vergine avrebbe dato segni evidenti per richiamare l’attenzione sui moltissimi peccati e gravissime offese contro il suo figlio Gesù (e sull’infedeltà di alcuni Sacerdoti e Religiosi). Affermava: “A Maròpati, in casa dell’avvocato Cordiano, la Vergine, in una sua immagine, verserà abbondanti lacrime di sangue”. Ebbene, dopo 26 giorni, ecco il pianto di sangue in casa di Cordiano, nella stanza di riposo, da un Quadro della Madonna del Rosario (69 x 99). Si è macchiato anche il guanciale del letto dell’avv. Cordiano. Questi per 12 anni fu sindaco marxista e fin da ragazzino è sempre vissuto senza pratica religiosa. Per diversi mesi ha cercato di tener nascosti i fenomeni di sangue che si ripetevano. Si è convertito a Gesù soltanto dopo un anno. È morto piamente nel 1986, visitato e benedetto dal Vescovo.

VIDEO-STORIA

maropatiLe sanguinazioni dell’Immagine, dal 3 gennaio 1971, si sono sempre ripetute, a periodi irregolari, diverse volte ogni anno, per tutti questi 30 anni, e tuttora continuano.
Ciò è avvenuto alla presenza di tante persone che hanno visto, toccato, fotografato, filmato quel sangue che partiva dagli occhi, dal cuore di Maria e di Gesù Bambino, dalla mano che allunga il rosario, e scorreva dalla parte esterna del vetro aderente all’Immagine. Tuttora si vede lungo il vetro una grande cascata di sangue essiccato. Il pianto di sangue fu abbondante nel Giovedì Santo 1975 (anno santo) dalle ore 11 alle 11,30 alla presenza di un folto gruppo di persone tra cui c’era un Predicatore Cappuccino della Romagna, P. Crispino Lanzi, che stava predicando una frequentatissima Missione. Anche il piccolo Crocifisso che è appeso sotto il Quadro, più volte ha sanguinato ed è apparso tutto bagnato di sangue.
Sono stati eseguiti accuratissimi esami scientifici del sangue che scende dal quadro.
I primi esami sono stati ordinati il 25 e il 29 marzo 1971 dall’esorcista Don Vincenzo Idà (vissuto e morto in concetto di santità e di cui è in corso la Causa di Beatificazione) presso l’Ufficio d’Igiene di Reggio Calabria ed hanno dato questo esito: “sangue umano”. Il 22 novembre 1971 vengono nuovamente rimossi i sigilli del Quadro e prelevati due campioni in doppio che, sigillati dal Pretore, vengono Maròpati1consegnati al Vescovo De Chiara che li fa analizzare presso il “Policlinico Gemelli” di Roma ottenendo la stessa risposta: “sangue umano”. S.E. De Chiara mai ha pronunciato condanne. Anche le accuse di sangue animale sono state smentite a Bologna da altissimi scienziati, utilizzando sieri speciali ritirati dalla Germania, con questo esito: “C’è soltanto sangue umano, con esclusione assoluta di sangue animale” (Cfr. “30 anni di prodigi”, pag. 139-141).
Si sono formate delle croci di sangue sul muro sotto l’Immagine, e macchie di sangue sono apparse molte volte sul tavolo che sta sotto il Quadro e in immaginette della Madonna del rosario e in tante strisce di cotone e in migliaia di fazzoletti avvicinati al Quadro dove però il sangue non veniva assorbito e si manteneva fresco per ore e per giorni. Diverse persone hanno fatto eseguire analisi scientifiche di quel sangue e il risultato è stato sempre il medesimo: “sangue umano”.
La celebre stigmatizzata e Serva di Dio Teresa Musco, in gennaio 1973, scrive: “Mentre stavo in chiesa in preghiera, la Mamma Celeste mi ha detto: <<Teresa, io ti lascio questo nome (quello del Parroco di Maropati, Don Eugenio Anile, che lei non conosceva) scrivi a lui e digli che ti dia un fazzoletto macchiato di sangue>>. Lei poi dirà al Parroco Don Eugenio: <<Con quel fazzoletto macchiato di sangue, ho ottenuto 4 guarigioni in Caserta>>. <<Con altri fazzoletti insanguinati sono guariti dal cancro 3 persone>>” (Cfr. “30 anni di prodigi” pag. 149).
Anche l’Arcivescovo di Monreale, Mons. Corrado Mingo, dopo diversi e ferventi pellegrinaggi a Maròpati, ha ripetuto: “Mai, mai in nessun celebre Santuario, neppure a Lourdes o a Fatima o a Pompei, ho avuto sentimenti religiosi o ascetici così forti e frutti spirituali così abbondanti come davanti alla Madonna delle lacrime di sangue di Maropati”. I più grandi miracoli però sono da considerarsi le numerose conversioni oltre alle innumerevoli guarigioni.
Maròpati segni-di-sangueSe in quei 23 anni fossero stati proibiti i pellegrinaggi privati: tutto si sarebbe spento con enormi perdite spirituali per il mondo intero.
S. Paolo grida: “Non vogliate spegnere lo Spirito Santo! Non disprezzate le profezie: esaminate tutto e tenete ciò che è buono!” (1 Tess. 5,19-20). Non hanno spento lo Spirito Santo i Vescovi che, in questi nostri tempi difficili, hanno approvato le apparizioni e i pianti della Madonna a Parigi (nel 1830, in Rue de Lubac), a La Salette (nel 1846), a Lourdes (nel 1858), a Pontmain (nel 1871), a Fatima (nel 1917), a Siracusa (ove, nel 1953, ha pianto per 4 giorni), ad Akita in Giappone (ove nel 1975 ha pianto, anche sangue, ben 100 volte). A Kibeho in Ruanda (ove è apparsa e ha pianto dal 1981 in poi, e ha predetto la terribile carneficina che si scatenò tra le tribù). La Vergine soprattutto è apparsa e appare a Naiu, nella Corea del Sud, dal 1975. Qui nei primi 10 anni i pianti sono stati un migliaio (circa 250 erano le lacrimazioni comuni e circa 750 erano lacrimazioni di sangue). L’Arcivescovo locale ha dato piena Approvazione e a volte è stato presente ai pianti di sangue.
MaròpatiC’è ancora chi si meraviglia di queste lacrimazioni, eppure il Vangelo dice: “A Dio nulla è impossibile!” La veggente Lucia afferma: “La Vergine di Fatima annunciò che avrebbe pianto in molte parti del mondo”. Come può non piangere vedendo che tanti suoi figli spirituali vivono in peccato grave e così corrono verso l’inferno? Perciò…”mi meraviglierei – scrive il Vescovo Mons. Franzise la Madonna non piangesse!” Ritorniamo tutti a Cristo e alla sua Chiesa! alla S. Messa domenicale! ai Sacramenti! alla fervente preghiera! al rosario quotidiano! Soltanto così (come ripete la Vergine a Fatima, a Medjugorje, e, con lacrime di sangue, a Maròpati) avremo salvezza terrena ed eterna. La documentazione riportata è stata tratta dai volumi Trent’ anni di Prodigi, Verserò Lacrime di Sangue e Il Calvario di Maria di Giovanni Mobilia, scritti soltanto per amore a Gesù e alla Madonna, pieni di sicurissime testimonianze e documenti di guarigioni straordinarie (firmati da dottori e scienziati). Per informazioni:
Associazione Madonna del Rosario delle Lacrime di Sangue Viale P. Nenni, 13 – 89020 Maropati (RC). Tel. 0966.945071 – 334.8615084
a Cura di Padre Crispino Lanzi – Convento dei Cappuccini di Forlì – Testimone oculare di tre sanguinazioni.
Aggiornato dalla Redazione dell’Associazione della Madonna.
Fonte: http://www.mariadinazareth.it/fenomeni%20lacrimazione%20maropati.htm

giovedì 1 gennaio 2015

SANTA MADRE DI DIO


gesù15SANTA MADRE DI DIO

1 gennaio
L’1 gennaio era la festa della “Circoncisione del Signore”,  ora è una festa di Maria. La solennità di Maria SS. Madre di Dio è la prima festa mariana comparsa nella Chiesa occidentale.
Il “Natale Sanctae Mariae” cominciò ad essere celebrato a Roma intorno al VI secolo, probabilmente in concomitanza con la dedicazione di una delle prime chiese mariane di Roma: S. Maria Antiqua al Foro romano, a sud del tempio dei Castori.

VIDEO-STORIA

Maria Madre di DioLa liturgia veniva ricollegata a quella del Natale e il primo gennaio fu chiamato “in octava Domini”: in ricordo del rito compiuto otto giorni dopo la nascita di Gesù, veniva proclamato il vangelo della circoncisione, che dava nome anch’essa alla festa che inaugurava l’anno nuovo. La recente riforma del calendario ha riportato al 10 gennaio la festa della maternità divina, che dal 1931 veniva celebrata l’11 ottobre, a ricordo del concilio di Efeso (431), che aveva sancìto solennemente una verità tanto cara al popolo cristiano: Maria è vera Madre di Cristo, che è vero Figlio di Dio.
Nestorio aveva osato dichiarare: “Dio ha dunque una madre? Allora non condanniamo la mitologia greca, che attribuisce una madre agli dèi “;
S. Cirillo di Alessandria però aveva replicato: “Si dirà: la Vergine è madre della divinità? Al che noi rispondiamo: il Verbo vivente, sussistente, è stato generato dalla sostanza medesima di Dio Padre, esiste da tutta l’eternità… Ma nel tempo egli si è fatto carne, perciò si può dire che è nato da donna”.
Gesù, Figlio di Dio, è nato da Maria. E’ da questa eccelsa ed esclusiva prerogativa che derivano alla Vergine tutti i titoli di onore che le attribuiamo, anche se possiamo fare tra la santità personale di Maria e la sua maternità divina una distinzione suggerita da Cristo stesso:
gesù17Una donna alzò la voce di mezzo alla folla e disse: “Beato il ventre che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte!”. Ma egli disse: “Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!“” (Lc 11,27s).
In realtà, “Maria, figlia di Adamo, acconsentendo alla parola divina, diventò madre di Gesù e, abbracciando con tutto l’animo e senza peso alcuno di peccato la volontà salvifica di Dio, consacrò totalmente se stessa quale Ancella del Signore alla persona e all’opera del Figlio suo, servendo al mistero della redenzione sotto di Lui e con Lui, con la grazia di Dio onnipotente” (Lumen Gentium, 56).
Autore: Piero Bargellini da Santiebeati.it

mercoledì 31 dicembre 2014

MESSAGGIO DI FINE ANNO

MESSAGGIO DI FINE ANNO 

DATO DALLA MADONNA A DON STEFANO GOBBI IL 31 DICEMBRE 1984
volto4Don Stefano Gobbi (1930 – 2011) è stato un presbitero cattolico italiano, fondatore del Movimento Sacerdotale Mariano (M.S.M.). creato su ispirazione interiore mentre si trovava al santuario di Fatima. Vi aderiscono vescovi, arcivescovi, e ordini e istituti religiosi in tutto il mondo 
Figli prediletti, passate in dolce intimità con me le ultime ore dell’anno che sta per chiudersi.
Quanti miei figli trascorrono nei divertimenti e nel clamore questi momenti e si ubriacano di vuoto, fra tante frivolezze e svaghi, spesso licenziosi e contrari alla legge del Signore!..
Io vi invito invece a trascorrere queste ore in preghiera, in raccoglimento, in un silenzio interiore, affinché possiate entrare in un colloquio con me, vostra Mamma Celeste.
Allora, con la stessa confidenza di una madre con i suoi bambini, io vi svelo le preoccupazioni, le ansie, le profonde ferite del mio Cuore Immacolato, e nel medesimo tempo vi aiuto a comprendere e ad interpretare i segni del vostro tempo. Così potete cooperare al disegno di salvezza che il Signore ha sopra di voi e che vuole realizzare attraverso i nuovi giorni che vi attendono. 
apparizioneVoi vivete sotto una pressante richiesta, fatta dalla vostra Mamma Celeste, che vi invita a camminare sulla strada della conversione e del ritorno a Dio.
Figli prediletti, partecipate alla mia preoccupata ansietà di Madre nel vedere che questo mio richiamo non viene accolto né seguito. Eppure io vedo che l’unica vostra possibilità di salvezza è legata solamente al ritorno della umanità al Signore, in un forte impegno a seguire la sua Legge.
Convertitevi e camminate sulla strada della grazia di Dio e dell’amore. Convertitevi e costruite giorni di serenità e di pace. Convertitevi ed assecondate il disegno della divina Misericordia.
Con quanti segni il Signore vi manifesta il suo volere di porre finalmente un giusto freno al dilagare dell’empietà: mali inguaribili che dilagano; violenza e odio che esplodono; disgrazie che succedono; guerre e minacce che si estendono.
Sappiate leggere i segni che Dio vi manda attraverso gli avvenimenti che vi succedono ed accogliete i suoi forti richiami a cambiare vita e tornare sulla via che vi conduce a Lui.
Eppure vedo, angosciata, che gli errori continuano a diffondersi, vengono insegnati e propagandati e così fra i miei figli diventa sempre più grande il pericolo di perdere il dono prezioso della fede in Gesù e nelle verità che Lui vi ha rivelato. Anche fra i miei prediletti, quanto è grande il numero di coloro che dubitano, che non credono più!cuore1
Se vedeste con i miei occhi come è vasta questa epidemia spirituale che ha colpito tutta la Chiesa! La ferma nella sua azione apostolica, la ferisce e la porta alla paralisi nella sua vitalità, rendendo spesso vacuo ed inefficace anche il suo sforzo di evangelizzazione.
Voi vivete sotto la mia tanto addolorata preoccupazione nel vedervi ancora vittime del peccato che dilaga, osservando come ovunque, attraverso i mezzi di comunicazione sociale, ai miei poveri figli vengono proposte esperienze di vita contrarie a quanto indica la legge santa di Dio.
Venite ogni giorno nutriti con il pane avvelenato del male e abbeverati alla fonte inquinata dell’impurità.
Vi si propone il male come un bene; il peccato come un valore; la trasgressione alla legge di Dio come un modo di esercitare la vostra autonomia e la vostra personale libertà.
Così si giunge a perdere persino la coscienza del peccato come un male e l’ingiustizia, l’odio e l’empietà ricoprono la terra e la rendono un immenso deserto, privo di vita e di amore.
gesù e maria (2)L’ostinato rifiuto di Dio e di ritornare a Lui, la perdita della vera fede, l’iniquità che dilaga e porta alla diffusione del male e del peccato: ecco i segni del tempo cattivo che vivete.
Vedete pure in quanti modi io intervengo per condurvi sulla strada della conversione, del bene e della fede.
Con segni straordinari che compio in ogni parte del mondo, con i miei messaggi, con le mie così frequenti apparizioni, indico a tutti l’approssimarsi del grande giorno del Signore.
Ma quale dolore prova il mio Cuore Immacolato nel vedere che questi miei richiami non vengono accolti, spesso sono apertamente rifiutati e combattuti, anche da coloro che hanno il compito di accoglierli per primi.
Per questo oggi io mi rivelo solo ai piccoli, ai poveri, ai semplici, a tutti i miei bambini che mi sanno ancora ascoltare e seguire.
Mai come ora mi è necessaria una grande forza di implorazione e di riparazione. Per questo mi rivolgo a voi, figli prediletti, e vi invito a passare in ginocchio, in una continua preghiera con me, le ore di questa ultima notte dell’anno”.
(Messaggio dato dalla Madonna a Don Stefano Gobbi il 31 dicembre 1984)
DON STEFANO GOBBI
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Don Stefano Gobbi
Don Stefano Gobbi (22 marzo 1930 – Milano, 29 giugno 2011) è stato un presbitero cattolico italiano, fondatore del Movimento Sacerdotale Mariano (M.S.M.). Nato in provincia di Como, ordinato sacerdote nel 1964, conseguì in seguito il Dottorato in teologia sacra presso la Pontificia Università Lateranense di Roma.
Nel 1972 creò il M.S.M., in seguito ad un’ispirazione interiore avuta l’8 maggio di quell’anno nel santuario di Fatima. Mentre stava pregando nella Cappellina delle Apparizioni in favore di alcuni sacerdoti, ribelli all’autorità della Chiesa sentì interiormente l’invito di Maria a riunire i sacerdoti che si fossero consacrati al suo Cuore Immacolato. Don Stefano avrebbe ricevuto anche, nello stesso mese, un piccolo segno di conferma da parte di Maria, nel santuario dell’Annunciazione di Nazaret.
Così nell’ottobre dello stesso anno ci fu un primo incontro di preghiera fra tre sacerdoti della parrocchia di Gera Lario, in provincia di Como; la notizia della nascita del movimento fu riportata su qualche giornale e rivista cattolica. Dopo un graduale aumento delle adesioni, nel 1974 nacquero i primi Cenacoli di preghiera e di fraternità fra i sacerdoti e i fedeli, diffusi oggi in tutti i continenti.
Le linee guida del M.S.M. sono contenute nel libro “Ai sacerdoti, figli prediletti della Madonna“, che riporta le meditazioni e ispirazioni di don Stefano. I punti essenziali del movimento sono tre: la consacrazione al Cuore Immacolato di Maria, l’unità al papa ed alla Chiesa a lui unita, e infine il condurre i fedeli ad una vita di affidamento alla Madonna.
Al movimento, diffuso oggi in tutto il mondo, aderiscono alcuni cardinali, oltre 350 arcivescovi e vescovi, 150.000 sacerdoti del clero secolare e di tutti gli ordini e istituti religiosi, oltre a decine di milioni di fedeli.
Fonti: Il libro delle novene ed. Ancilla; http://it.wikipedia.org/wiki/Stefano_Gobbi 

lunedì 29 dicembre 2014

MADONNA DEI FIORI DI BRA

MADONNA DEI FIORI DI BRA

Cuneo (Italia) 29 dicembre 1336
bra1Vi è uno straordinario giardino di pruni a Bra in provincia di Cuneo che fiorisce in inverno da quando la Madonna apparve ad una giovane madre in attesa salvandola da malintenzionati ed aiutandola nel parto.
Tra l’antico ed il nuovo Santuario della “Madonna dei fiori” di Bra, al termine di un lungo viale di olmi e platani, si trova un giardino di pruni selvatici che fioriscono ogni anno in pieno inverno. La tradizione fa risalire questo prodigio al 29 dicembre 1336, quando la Vergine apparve in protezione della giovane sposa Egidia Mathis, prossima a diventare madre, insidiata da due soldati.
Costoro appartenevano alle compagnie di ventura che in quella prima metà del secolo XIV° devastavano il Piemonte; si trattava di due capitani stranieri, uno inglese e uno tedesco, che nella regione braidese facevano gara a chi più si dimostrava crudele. Le cascine venivano depredate senza pietà, i paesi messi a taglia continuamente, i ragazzi rapiti per farne dei briganti e le ragazze ridotte spesso a piangere il loro passato. Egidia, ogni sera, verso il crepuscolo, dalla sua casa si recava a portare latte e uova ad una famiglia benestante dei dintorni, e doveva per forza passare davanti al corpo di guardia dei soldati di ventura. Lazzi, complimenti grossolani l’accoglievano sempre, ma ella proseguiva il suo cammino senza rispondere. Però era troppo desiderabile, tanto che due di quegli eroi da strapazzo e da galera, dopo averla adocchiata più volte e dopo aver ben studiato il suo itinerario, decisero di compiere ai danni di Egidia una certa amorosa prodezza.
3-Madonna dei Fiori - Bra (CN)
Gravava sulla terra un’atmosfera pesante, nebbiosa, e i due soldati di ventura si appostarono dietro alcuni cespugli sorgenti sul cammino della bella sposa. Passò un po’ di tempo, ed infine un rumore si fece sentire.
Eccola che viene!
Tu l’afferri, ed io…
Abbiamo giuocato ai dadi stamane a chi tocca, dunque…
Tanto ce n’è per tutti! – e una risata sommessa ma volgare finì il breve dialogo furfantesco.
Un pilone sorgeva a pochi passi ed uno dei due soldati vi si appiattò vicino. Egidia cantarellando intanto si avvicinava sempre più, pensando forse alla gioia del maritale ritorno; ma improvvisamente due braccia di ferro la strinsero ed una barba irsuta le sfiorò le morbide guance. Un grido soffocato, qualche stretta violenta, un divincolarsi impetuoso, ed Egidia cadde a mani giunte davanti al pilone, dove una Madonna bizantina era dipinta con arte singolarmente primitiva.
Maria Vergine Santissima, aiutatemi voi…!
madonna dei fiori di bra2
Lascia stare la Madonna che a te ci penso io, bellezza!
E le braccia già stavano per stringere meglio la donna, quando il miracolo si compì.
Il ciuffo di aridi cespugli s’illuminò improvvisamente e parve tutto fiorito; il pilone fu avvolto da un raggio scendente dal cielo, e i due birbanti, lasciata la preda intatta, si diedero a fuga precipitosa verso il corpo di guardia o verso l’inferno. Egidia rinvenne, e si vide daccanto una Dama sfolgorante di luce che la stava rassicurando; nella nicchia del pilone la pittura bizantina non c’era più. Scomparve poi anche la Dama, ma tutta la campagna rimase d’attorno miracolosamente in fiore, come se non fosse dicembrina quella sera straordinaria.
Egidia avrebbe voluto fare delle domande alla signora, ma si accorse che stava per partorire anticipatamente, ed allora si ricoverò alla meglio fra i prugnoli, dove diede alla luce un bambino. Poiché faceva molto freddo, cercava di riparare il figlio fra le sue braccia, quando le si avvicinò nuovamente la Signora e, confortandola, le porse delle candide fasce per coprire il bambino. Egidia le prese e fasciò il bambino. Guardandosi poi attorno si accorse che i pruni, in mezzo ai quali era apparsa la sua soccorritrice, erano miracolosamente fioriti.
  Allora capì che ella era la Madonna.
madonna dei fiori di bra3
Egidia Mathis tornò a casa, raccontò l’avvenuto, e il pievano del paese interpretò l’apparizione come quella della Vergine: i cespugli attorno al pilone intanto erano ancora tutti fioriti, quasi per confermare che la donna non aveva davvero sognato. Da allora ogni inverno si ripete il misterioso sbocciare del biancospino della Madonna, in anticipo di tre mesi.
Una curiosità: ancora oggi è in uso portare alla Madonna dei Fiori il fiocco dell’annuncio di nascita dei bambini che si vogliono consacrare alla Madonna.
LE STRAORDINARIE FIORITURE
La fioritura di fine dicembre è spesso anticipata da un’altra, altrettanto puntuale, per la Festa dell’Immacolata. La festività era celebrata nei secoli molto prima della promulgazione ufficiale del dogma, perché molto cara alla fede popolare. La cronaca Braidense segnala solo tre defezioni: gli inverni del 1914 e del 1939, vigilie della prima e della seconda guerra mondiale. La mancata fioritura si sarebbe rilevata, tramite gli avvenimenti successivi, funesto presagio e severo prunusmonito. La fioritura mancò, per la prima volta dopo cinque secoli, anche nel 1877: in dicembre era entrato in agonia Pio IX, il Papa che promulgò il dogma dell’Immacolata Concezione. I primi fiori invernali apparvero all’improvviso solo il 20 febbraio 1878, giorno di elezione di Papa Leone XIII. Il nuovo Pontefice si sarebbe rilevato un fervido apostolo del culto Mariano e del Santo Rosario. Con le sue date di fioritura e di mancata fioritura il mistero che governa impercettibilmente il pruneto sembra voler lanciare precisi messaggi: dopo quello della Vita, quello della Pace. Una fioritura estemporanea coincise stranamente con la caduta del muro di Berlino, nel novembre 1989. Il Rettore del Santuario, Don Michele Germanetto, ricorda con quanta trepidazione era attesa la fioritura, che poi si verificò, ai tempi della guerra del Golfo.
La devozione popolare, portò nei secoli all’edificazione di due santuari, uno accanto all’altro. Nel 1626 sorse il Santuario Vecchio ed accanto, nel 1933, il Santuario Nuovo.
madonna dei fiori di bra1
Fiorirà anche il 29 dicembre di quest’anno il “roveto” di Bra? Verrebbe da dire: se ce lo meritiamo. Molti sono all’opera per la pace e la Fede. Pure la scienza è sempre all’opera per trovare al prodigio di Bra una spiegazione finora sfuggente: anche perché il pruno sembra fare di tutto per mostrarsi bizzarro. Normalmente i pruni spinosi fioriscono in primavera, per non più di 15 giorni: anche il singolare giardino del Santuario fiorisce normalmente in marzo – aprile. Solo i fiori primaverili sviluppano frutti; la fioritura invernale, quindi, oltre che impossibile per la normale fisiologia del pruno, è dispendiosa ed inutile. Ma il pruno non ci fa caso: nella sua storia, ha dato ben altri esempio di prodigalità, legati alla vita della Chiesa.
Nell’inverno 1898-1899 la fioritura si protrasse per 3 mesi, in coincidenza con l’Ostensione a Torino della Sacra Sindone. In quell’occasione fu scattata dall’avvocato Secondo Pia la famosa fotografia che mostra sul negativo il Volto impressionante su cui tanto ancora si discute. La prima Ostensione televisiva della Sindone, in 23 novembre 1973, è accompagnata da una fioritura proseguita fino al marzo ’74. L’inverno seguente, 1974-1975, vede anch’esso una fioritura ininterrotta di 5 mesi: il Santuario è stato indicato tra quelli in cui è possibile acquistare il Giubileo. Così ancora per l’Anno Santo della Redenzione (inverno 1983-1984) e per l’Anno Mariano (inverno 1987-1988). L’inverno madonna dei fiori di bradell’Anno Giubilare non ha fatto eccezione, anche se i fiori, comparsi da novembre a marzo, non sono stati abbondantissimi. Un evento riguarda in particolare i Milanesi. La capacità di fiorire in inverno è conservata dalle piante trasportate altrove, purché provenienti dal pruneto del Santuario. Il cardinale Schuster, in qualità di Arcivescovo di Milano, ricevette in dono un arbusto dal Direttore della Pia Società di S. Paolo di Alba per il giardino dell’Arcivescovado. Qui, presso piazza Fontana, il pruno fiorì ogni anno a dicembre.
Nell’Anno Santo 1950 fiorì tutti i mesi, un ramo dopo l’altro. Quando il successore, cardinal Montini, fece asfaltare il piccolo giardino, la pianta fu portata al Santuario Madonna del Bosco di Imbersago, tanto caro al cardinale Schuster. Negli anni se ne è però persa traccia. L’attuale rettore, don Ambrogio Colnago, indica invece una vetusta pianta di rose accanto ad una statua della Vergine, in fiore per tutto l’anno in modo alquanto innaturale.
Studi scientifici sulla fioritura impossibile di Bra sono stati compiuti fin dal 1700 presso l’Orto Botanico dall’Università di Torino. Nel 1882 il professor Giuseppe Lanvini dichiarava che “il fenomeno trascende le leggi fisiche e biologiche“, confermando lo stesso parere emerso nel 1817 da Lorenzo Roberto, chimico ed agronomo di Alba. Il responso resta immutato nel ‘900 da parte di svariati ricercatori, malgrado la scienza compia continui progressi.
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Nel 1974 Franco Montacchini, in seguito Direttore dell’Orto Botanico, diagnostica.La pianta ha perduto il normale termoperiodismo, cioè l’induzione delle gemme da fiore, determinata di solito dal periodo di freddo invernale e dal successivo rialzo termico in primavera. Bisognerebbe stabilirne la causa“. Uno dei più famosi botanici italiani, il professor Augusto Béguinot, dopo accurate comparazioni delle analisi chimiche compiute su pruni ordinari e sul pruno straordinario (risultate identiche) esclude che la fioritura di dicembre sia dovuto “ad una qualità specifica che si possa chimicamente constatare“. Con umiltà conclude: “Come scienziato non conosco e non uso la parola miracolo, ma appunto come scienziato debbo dire che le leggi naturali che intessano la vita dei pruni spinosi non sono sufficienti a spiegare lo straordinario fenomeno della fioritura. Agisce dunque su questa pianta una forza che debbo dire di non conoscere e di non poter trovare. La chiamino forza extranaturale o soprannaturale io come scienziato mi fermo dinanzi al fatto e dico: non so”. L’impatto con il mistero è sempre sconvolgente. Tra i visitatori celebri don Michele Germanetto ricorda, con un guizzo divertito negli occhi, Vittorio Sgarbi, portato da gente del posto a vedere l’incredibile qualche inverno fa.

PREGHIERAMadonna-dei-Fiori-Bra-Cuneo

Santissima Vergine Maria,
Madre di Gesù,
che vi degnaste dar segno
della vostra celeste protezione
col far fiorire ogni anno,
presso il Vostro Santuario,
nei giorni più invernali,
selvatiche pianticelle,
deh! Voi prediletto fiore del cielo,
fate che nello sterile nostro cuore
spuntino i fiori delle virtù a voi più care,
con le quali possiamo qui in
terra maggiormente piacere al Vostro Figlio ed a Voi,
per farVi un giorno bella corona
nella celeste patria. Amen
Vergine dei Fiori Patrona di Bra prega per noi!
SITO UFFICIALE
Fonti: http://www.mariadinazareth.it/apparizione%20bra.htmhttp://www.santuariomadonnadeifioribra.com/la-preghiera-alla-madonna-dei-fiori

venerdì 26 dicembre 2014

MADONNA DI CHIQUINQUIRÀ

MADONNA DI CHINQUINQUIRÀ

Colombia – 26 dicembre
Chiquinquinrà - maracaibo… La donna raccolse la tavola pensando che gli sarebbe stata utile per coprire la giara di acqua che aveva nel corridoio della sua casa. La mattina seguente, mentre stava colando il caffè, sentì alcuni colpi come se qualcuno la stesse chiamando. Andò a vedere quello che succedeva e rimase spaventata e piena di stupore vedendo che la tavola brillava e che appariva in lei, l’immagine di Nostra Sig.ra di Chiquinquirá
Nostra Signora del Rosario di Chinquinquirà è il titolo con il quale viene venerata Maria in molti luoghi dell’America latina. Il titolo è legato all’immagine conservata nella Basilica di Nostra Signora del Rosario di Chiquinquirà, nella città e diocesi di Chiquinquirá, che significa luogo di nebbie e pantani. si trova in una regione a più di 2000 metri sopra il livello del mare.
L’immagine, dipinta da Alonso de Narváez nel 1560 su un telo di cotone tessuto secondo le tecniche usate dagli indios tra il 1560 e il 1562, è una delle più antiche testimonianze dell’arte religiosa cristiana in Colombia. Venne dipinto su incarico dei domenicani spagnoli per incoraggiare la fede sia degli indios sia dei coloni. Questo quadro inizialmente collocato in una cappella prima di venire acquistato da un privato rimase privo dell’immagine della Vergine per diverso tempo. Tuttavia a distanza di alcuni anni riapparve il disegno originale. E questo fu il primo di una serie di miracoli.

VIDEO-STORIA

ChiquinquiràLa Madonna di Chiquinquirá è patrona della Colombia, dello Estado Zulia in Venezuela e della città di Caraz che si trova nella diocesi peruviana di Huaraz.
Nel 1560 lo spagnolo Antonio de Santana ricevette in encomienda il territorio intorno alla città di Chiquinquirà; qui costruì diversi edifici per l’amministrazione coloniale ed anche abitazioni per gli indigeni e gli schiavi. Com’era abitudine volle anche costruire una cappella per le funzioni religiose. Il domenicano Andrés Jadraque, che prestava il suo servizio in quella encomienda, volle fornire la cappella di un’immagine sacra; per questo motivo commissionò al pittore spagnolo Alonso Narváez, che viveva nella città di Tunja, il dipinto della Madonna del Rosario con Sant’Antonio di Padova e Sant’Andrea apostolo.
Nel 1563 l’immagine sacra, dipinta su tela di cotone tessuta secondo l’arte india, fu collocata nella cappella. Il piccolo edificio, con tetto in paglia, dopo pochi anni si deteriorò; anche la tela con l’immagine della Madonna fu gravemente danneggiata dalle intemperie alla quale fu esposta tanto che nel 1585 fu data via perchè fosse utilizzata in una cappella saltuariamente utilizzata dalla gente del posto come cappella.
Il 26 dicembre 1586 si verificò l’evento prodigioso conosciuto come Renovación (“rinnovamento”): María Ramos, una pia donna che si era impegnata per rendere più degna e accogliente la cappella dov’era custodita l’immagine, insieme ad una india di nome Isabel e al figlio di quest’ultima, furono testimoni del rinnovato splendore che i colori della tela ritrovarono senza che mano d’uomo intervenisse per il restauro.
CHIQUINQUIRA_-_B_Vergine_di_ChiquinquiraLa storia racconta che la donna raccolse la tavola pensando che gli sarebbe stata utile per coprire la giara di acqua che aveva nel corridoio della sua casa. La mattina seguente, mentre stava colando il caffè, sentì alcuni colpi come se qualcuno la stesse chiamando. Andò a vedere quello che succedeva e rimase spaventata e piena di stupore vedendo che la tavola brillava e che appariva in lei, l’immagine di Nostra Sig.ra di Chiquinquirà.
Per tale motivo, la donna cominciò a gridare: “Miracolo! Miracolo!”; ed è per questo che di lì proviene il nome dell’attuale viale vicino al lago, dove stava la casetta della lavandaia: il Viale del Miracolo. Subito dopo numerose persone che sentirono le urla della donna accorsero a presenziare al prodigio, trasformando così col passare del tempo, la casa dell’umile donna in un luogo di venerazione della Vergine da parte di folle di credenti.
Al tempo del Miracolo, in casa dell’umile lavandaia, le autorità di Maracaibo decisero di organizzare una processione. Racconta la cronaca del tempo che la Vergine venne portata in spalle da due uomini eletti dal proprio Governatore, quando girando un angolo, l’Immagine diventò tanto pesante che impedì loro di continuare a muoverla. Finalmente, dopo molte suppliche al cielo e suppliche alla Vergine, uno dei presenti esclamò:
Forse la Vergine non voglia andare alla Chiesa Madre e preferisca quella di San Juan di Dio“.
Secondo la tradizione popolare, queste parole si presero come un’ispirazione divina, poiché la processione cambiò la sua rotta verso la chiesa di San Juan di Dio e la gente umile di Maracaibo. In quel preciso momento l’Immagine recuperò il suo peso normale. È per questo che da quel giorno, la Vergine della Chiquinquirà, la cara Cinese, protegge dal suo tempio, oggi basilica, l’intero paese zuliano.
CHIQUINQUIRA_ basilicaIl 10 gennaio 1587 e il 12 settembre dello stesso anno le autorità ecclesiastiche dopo una accurata indagine si espressero in modo positivo sulla autenticità del miracolo. Fu costruito subito un bahareque (un classico edificio fatto di canne, legno e paglia) che divenne presto meta di pellegrinaggi. Considerato il notevole afflusso di fedeli che visitava il luogo dell’evento prodigioso l’arcivescovo di Bogotà Luís Zapata de Cárdenas ordinò che fosse costruita una chiesa nel luogo della Renovación.
All’inizio del XIX secolo per custodire la prodigiosa immagine fu costruita l’attuale chiesa in un posto diverso da quello originario del miracolo per poter far fronte ai disastrosi terremoti frequenti nella zona.
Intanto la devozione alla Vergine di Chiquinquirà conquistò sempre più il popolo di ogni fascia sociale. Lo stesso Simon Bolivar, che aveva utilizzato anche il tesoro del santuario per finanziare la sua Campaña Libertadora, si recò più volte a Chiquinquirà per pregare per il successo della sua impresa.
Nel 1908 il provinciale dei domenicani Vicente María Cornejo ed il priore del santuario José Ángel Lambona, con l’accordo della Conferenza episcopale che proprio quell’anno si era riunita per la prima volta, chiesero alla Santa Sede la incoronazione canonica della sacra immagine che avvenne il 9 luglio 1919 insieme alla proclamazione della Vergine di Chiquinquirà come Regina della Colombia.
Il 3 luglio 1986 Giovanni Paolo II visitò Chiquinquirà in occasione del quarto centenario della Renovación. In quell’occasione, rivolgendosi a Maria, così si espresse:
giovanni paolo II« Sono molti i luoghi della terra dai quali i figli del popolo di Dio, nati dalla nuova alleanza, ti ripetono senza posa le parole di questa beatitudine: “Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo; a che debbo che la Madre del mio Signore venga a me?” (Lc 1,42-43). E uno di questi luoghi che tu hai voluto visitare, come la casa di Elisabetta, è questo: il santuario mariano del popolo di Dio nella terra colombiana. Qui, a Chiquinquirà, hai voluto, o Madre, instaurare per sempre la tua dimora. Per quattro secoli la tua presenza, vigile ed efficace, ha tenuto compagnia ininterrottamente ai messaggeri del Vangelo in queste terre per far scaturire in esse, con la luce e la grazia del tuo Figlio, l’immensa ricchezza della vita cristiana. Ben possiamo ripetere oggi, ricordando le parole pronunciate dal mio venerato predecessore Pio XII, che “la Colombia è giardino mariano, fra i cui santuari domina, come il sole fra le stelle, Nostra Signora di Chiquinquirà”. Amatissimi fratelli e sorelle: mentre si compie il quarto centenario del Rinnovamento di questa venerata immagine, mi associo gioiosamente a voi in questo pellegrinaggio di fede e di amore. Sono venuto in questo luogo per prostrarmi ai piedi della Vergine, desideroso di confortarvi nella fede, e cioè nella verità di Gesù Cristo, della quale fa parte la verità di Maria e la vera devozione verso di lei. Desidero anche pregare assieme a voi per la pace e per la prosperità di questa amata Nazione, davanti a colei che proclamate Regina della pace e con filiale affetto invocate quale Regina della Colombia. »
LA PREGHIERA
O Incomparabile Signora del Rosario di Chiquinquirà Madre di Dio, Regina degli Angeli Avvocata dei peccatori, rifugio e consolazione degli afflitti e dei tribolati, Vergine Santissima colma di potere e di bontà, getta su di noi uno sguardo favorevole, perchè siamo soccorsi da Voi in tutte le difficoltà che incontriamo. Amen 
FONTI: http://it.cathopedia.org/wiki/Vergine_di_Chiquinquir%C3%A0; http://www.mariadinazareth.it/www2005/Prodigi%20luminosi/Nostra%20Signora%20di%20Maracaibo.htm

sabato 20 dicembre 2014

SANTA MARIA DELLA CROCE

SANTA MARIA DELLA CROCE

Poggio di Roio (Aquila – Italia) dicembre 1578
Poggio di Roio-MadonnaIn questa occasione la vergine appare ad un pastore bisognoso e lascia in suo ricordo una statua lignea di misura e sembianze uguali a quelle dell’apparizione.
La statua della Madonna di Roio, in legno di cedro dorato, che la leggenda vuole sia venuta dalle Puglie e che non pare opera d’arte abruzzese, è lavoro di fine scalpello e si caratterizza per la linea generale armoniosa che la rende piacevole. È opera attribuita al XIV secolo. Lo storico aquilano Angelo Signorini, nella sua opera “La Diocesi di Aquila”, a pag. 314, riporta il racconto di P.Serafino di Montoro riguardante il ritrovamento della venerata statua.
Un semplice pastore di nome Felice Calcagno - egli dice- nativo forse della terra di Lucoli, portatosi a svernare, come era in uso, nei pascoli delle Puglie in un bosco denominato Ruo, un giorno ebbe la disavventura di smarrire il gregge affidato alla sua custodia. Temendo per questo un gran castigo dai suoi padroni, supplicò fervorosamente la Vergine perché lo soccorresse in così duro frangente. Mossa a pietà, la Regina dei Cielo apparve al pio garzone in forma di vaghissima dama col Suo Gesù fra le braccia e cortesemente gli precisa il luogo dove s’erano rifugiate le sue pecorelle.
All’insolito celeste favore rimase estatico il buon guardiano! Riavutosi dallo stupore e ritrovato il Poggio di Roio-Madonna.1gregge nel luogo indicatogli, giulivo riferì il prodigio agli altri pastori. Mossi tutti da forte curiosità si portarono in quel luogo e trovarono una statua in grandezza al naturale con quelle stesse forme e fattezze che il semplice pastore ebbe vedute nell’ignota Signora“.
Era il dicembre 1578. Presala con venerazione, la portarono nella loro capanna con la ferma intenzione di collocarla in qualche chiesa di Lucoli. A primavera, tempo in cui dalle Puglie si faceva ritorno nelle montagne d’Abruzzo, collocata la miracolosa statua su un mulo, si avviarono; ma arrivati, dopo alcuni giorni di viaggio, presso la Croce del Castello di Roio, davanti alla chiesetta di San Leonardo, il giumento piegò le ginocchia, né volle più proseguire.
INNO A SANTA MARIA DELLA CROCE 
Al portento si destò in quei buoni pastori maggior devozione e, presa la statua, la portarono a spalla fino a Lucoli e la deposero nell’abbazia di S.Giovanni. La mattina seguente il santo Simulacro non era più lì: prodigiosamente se n’era tornato a Roio, in quello stesso luogo dove si prostrò il giumento. E fu allora che gli abitanti di Roio, lieti di così prezioso tesoro, edificarono in onore della Madonna il grazioso artistico Santuario.10-Santuario-Poggio-di-Roio-3
Nell’immediato dopo guerra, è sorto accanto al Santuario l’istituto “Santa Maria della Croce” che per oltre un ventennio ha svolto una funzione educativa assistenziale per fanciulli bisognosi e dal 1985 si è trasformato in casa di accoglienza. Lungo l’antica mulattiera, che ora ha il nome di “Via Mariana”, sono state erette 15 cappelline illustranti, in artistici mosaici, i misteri dei S.Rosario, e sul colle di Monteluco la “Via Crucis”, a coronamento dei tre voti pubblicamente espressi nel 1942, in piena bufera di guerra, dall’Arcivescovo dell’Aquila Mons. Carlo Confalonieri, poi Cardinale di Santa Romana Chiesa.
PREGHIERA A SANTA MARIA DELLA CROCE
Vergine Santissima, che per la vostra immagine, dai nostri pastori migrati in terra di Puglia, felicemente rinvenuta e devotamente trasportata in Abruzzo, sceglieste come dimora il luogo di predilezione il Poggio di Roio all’Aquila, e nel grazioso tempio, eretto alla pietà dei nostri maggiori, apriste una sorgente di doni celesti, accogliete gli omaggi che Vi rendono i vostri figli vicini e lontani, rinnovate con essi la provvida alleanza e consolateli con la vostra benedizione. Amen.
Santuario di Roio   67040  POGGIO Di ROIO  (AQ)   Tel. (0862) 160.21.58

giovedì 18 dicembre 2014

MADONNA BRUNA DEL TINDARI

MADONNA BRUNA DEL TINDARI

tindari1Il Santuario di Tindari si trova su di un promontorio a strapiombo sul mare, in corrispondenza dell’antica acropoli, dove una piccola chiesa era stata costruita sui resti di una città abbandonata, in una zona ricca di leggende straordinarie.
L’origine della devozione alla Madonna Bruna del Tindari sembra risalire al periodo della persecuzione iconoclasta.
VIDEO DEL SANTUARIO
La tradizione che fa arrivare la statua della Madonna a Tindari all’epoca degli iconoclasti, probabilmente verso la fine del secolo VIII o nei primi decenni del secolo IX, trova motivo di credibilità nel fatto che Tindari fu sotto la dominazione dei Bizantini per circa tre secoli (535-836); che la Sicilia si oppose con energia all’eresia degli iconoclasti; che a Tindari, essendo stata sede di diocesi per circa cinque secoli, fosse fiorente la professione della fede cristiana, e quindi facile l’accoglienza della sacra immagine.
LA TRADIZIONE
Secondo la tradizione, una nave di ritorno dall’Oriente, tra le altre cose, portava nascosta nella stiva un’Immagine della Madonna perché fosse sottratta alla persecuzione iconoclasta. Mentre la nave solcava le acque del Tirreno, improvvisamente si levò una tempesta e perciò essa fu costretta ad interrompere il viaggio ed a rifugiarsi nella baia del Tindari, oggi Marinello.
volto_Madonna_del_TindariQuando si calmò la tempesta, i marinai decisero di riprendere il viaggio: levarono l’ancora, inalberarono le vele, cominciarono a remare, ma non riuscirono a spostare la nave. Tentarono, ritentarono, ma essa restava ferma lì, come se fosse incagliata nel porto.
Essi allora pensarono di alleggerire il carico, ma , solo quando, tra le altre cose, scaricarono la cassa contenente il venerato Simulacro della Vergine, la nave poté muoversi e riprendere la rotta sulle onde placide del mare rabbonito. Sono sconosciuti i luoghi di provenienza e di destinazione dell’Immagine sacra.
Partita la nave che aveva lasciato il carico, i marinai della baia di Tindari si diedero subito da fare per tirare in secco la cassa galleggiante sulla distesa del mare. Fu aperta la cassa e, con grande stupore e soddisfazione di tutti, in essa fu trovata la preziosa Immagine della Vergine.
Sorse il problema ove collocare quell’Immagine. Si decise di trasportare il Simulacro della Vergine nel luogo più alto, il più bello, alTindari, dove già da tempo esisteva una fiorente comunità cristiana. Il colle del Tindari, così suggestivo, santificato dalla presenza della Madonna, divenne così il sacro, mistico colle di Maria.
IL CANTO
S’ignora l’autore dell’Immagine, né è possibile definire l’epoca in cui fu scolpita. Considerando lo stile e tenendo conto che la Madonna tienetra le braccia il divin Bambino, si potrebbe concludere che essa rimonti ad un’epoca posteriore al Concilio di Efeso in cui fu definita la divina maternità di Maria; quindi probabilmente la statua è stata scolpita in Oriente tra il quinto e il sesto secolo.
LEGGENDEtindari veduta del sanutario
Alla base del promontorio si trova una zona sabbiosa con una serie di piccoli specchi d’acqua, la cui conformazione si modifica in seguito ai movimenti della sabbia, spinta dalle mareggiate. La spiaggia è conosciuta con il nome di Marinello o il mare secco e vi sono legate diverse leggende.
Secondo una di esse la spiaggia si sarebbe formata miracolosamente in seguito alla caduta di una bimba dalla terrazza del santuario.
Una signora, avendo la bambina gravemente ammalata si rivolge alla Madonna del Tindari, facendo voto per la guarigione della figlia. Ottenuta la grazia si reca al Tindari, per ringraziare la Madonna,  ma vistala bruna in faccia resta delusa ed esclama: “Sono partita da lontano per vedere una più brutta di me“.
E parte in cerca della sua bella Madonna Miracolosa. Nel frattempo la bambina incustodita precipita dalla cima del colle. La madre torna a pregare: “Se siete voi la miracolosa Vergine che per la prima volta mi avete salvata la figlia, salvatela una seconda volta“. Santuario-di-Tindari-la-madonna-nera-Per miracolo della Madonna la bambina precipitata, si trova tranquilla che gioca su un piccolo arenile formatosi improvvisamente nel mare sottostante. Un marinaio che era corso a prendere la bambina la restituisce sana e salva alla madre. Essa commossa ringrazia la Madonna esclamando: “Veramente voi siete la gran Vergine miracolosa”.
Un’altra leggenda narra della morte, avvenuta proprio su questa spiaggia di papa Eusebio, il 17 agosto del 310, pochi mesi dopo la sua elezione, avvenuta il 18 aprile, che sarebbe stato esiliato in Sicilia da Massenzio.
Sopra la spiaggia, sul costone, si apre inoltre una grotta, che secondo una leggenda locale era abitata da una maga, che si dedicava ad attrarre i naviganti con il suo canto per poi divorarli. Quando qualcuno degli adescati rinunciava per la difficoltà di raggiungere l’ingresso dell’antro, la maga sfogava la rabbia affondando le dita nella parete: a questo sarebbero dovuti i piccoli fori che si aprono numerosi nella roccia.
IL SANTUARIOtindari1 (1)
Il Santuario di Tindari si trova all’estremità orientale del promontorio, a strapiombo sul mare, in corrispondenza dell’antica acropoli, dove una piccola chiesa era stata costruita sui resti della città abbandonata. La chiesa venne distrutta nel 1544 dai pirati algerini e successivamente ricostruita.
Nel 1953, il Santuario esistente era diventato incapace di accogliere i pellegrini. Si erano anche fatti diversi progetti che, oltre a prevedere  la distruzione della vecchia chiesa, non avrebbero offerto una soluzione adeguata.
Mons. Pullano individuò come soluzione più idonea la costruzione della nuova chiesa nella villa del Santuario, che previde lo sbancamento della roccia e la demolizione di alcuni locali, ma lasciò intatta l’antica chiesetta.
Il giorno 8 dicembre 1957 viene posta la prima pietra, proveniente dalle antichità greco-romane, già benedetta da Papa Pio XII il 30 dicembre 1956.
Nel pomeriggio del 6 settembre 1975, Mons. Pullano benedice l’interno del nuovo santuario_madonna_tindariSantuario e il trono della Madonna. L’Icona della Madonna viene così portata nel nuovo Tempio e collocata dal Vescovo  sull’artistico, prezioso trono, posto sotto l’arco centrale del nuovo Tempio. Subito dopo celebra la prima S. Messa sul nuovo altare del Santuario e rivolge la sua calda e appassionata parola ai numerosi devoti convenuti per l’occasione. Il giorno dopo ha luogo la solenne concelebrazione presieduta da S. Em.za il Cardinale Salvatore Pappalardo, Arcivescovo di Palermo, il quale nella omelia definisce il Santuario “maestosa Basilica e anticamera del Paradiso”.
Il 1° maggio 1979 viene solennemente consacrato il nuovo Santuario da S. Em.za il Cardinale Salvatore Pappalardo, assistito dal nuovo Vescovo di Patti S. E. Mons. Carmelo Ferraro e da tutti i  Vescovi di Sicilia.
La festa del santuario si svolge ogni anno tra il 7 e l’8 settembre.
Visita il sito uff. del santuario della Madonna del Tindari
Fontihttp://it.wikipedia.org/wiki/Tindarihttp://www.santuariotindari.it/

lunedì 15 dicembre 2014

MADONNA DELLA MADIA

Madonna della Madia

patrona e protettrice della città di Monopoli (14-16 dicembre)
Madonna_della_Madia,_santinoUn’icona che compare su di una zattera che porta le travi necessarie alla costruzione del tetto della Basilica. Questa la storia della Madonna della Madia, diventata parte integrante del centro storico di Monopoli.
Le prime due testimonianze dell’approdo della venerata Icona fanno riferimento a due testi, entrambi del 1643 e sostanzialmente convergenti sulla versione dei fatti: il primo è una Historia et Miracoli della divota e miracolosa Imagine della Madonna della Madia di Francesco Antonio Glianes, arcidiacono della Cattedrale di Monopoli. L’altro, in latino, è nel primo volume della Italia Sacra di Ferdinando Ughelli, e scritto dal teologo della Cattedrale, Giovanni Francesco Cimino. Probabilmente entrambe le fonti attingevano a materiale ancora più antico, non solo orale ma soprattutto scritto (per esempio documenti pubblici dell’archivio della Cattedrale stessa).

VIDEO-STORIA 

La dottoressa Fabiola Locoselli, presidente dell’associazione culturale PIETRE VIVE di Monopoli, racconta le fasi del tradizionale approdo della madonna della Madia nel porto di Monopoli attraverso il ciclo pittorico di Michelangelo Signorile conservato nella cattedrale. Inoltre tutti i “segreti” dell’Icona vengono svelati.
Secondo le fonti prima citate, l’evento miracoloso accadde nella notte tra il 15 e il 16 dicembre 1117. La Madonna, in quella notte, andò in sogno al sacrestano della cattedrale di nome Mercurio dicendogli che le travi, tanto agognate dal prelato locale, il Vescovo Romualdo, per la costruzione del tetto Sognodella Basilica, erano al porto. Mercurio si recò allora dal vescovo per riferirgli ciò aveva sognato ma venne tacciato di ubriachezza: tornato a casa ebbe di nuovo la visione di Maria che, sdegnata, gli ripeteva le stesse parole. Ma di nuovo il vescovo lo accuso di aver esagerato con il vino la sera prima. La terza volta, dopo aver di nuovo sognato la Beata Vergine, Mercurio si recò personalmente al porto per verificare la veridicità di ciò che aveva sognato: tornato dal Vescovo riferì di nuovo il tutto, e questa volta Romualdo, dopo essersi accertato anch’egli del miracoloso approdo, vestito di abiti pontificali si recò al porto insieme al popolo, svegliato dal suono delle campane che si muovevano per mano degli angeli, e lì, sempre secondo la tradizione, l’Icona di Maria, aleggiante sulla zattera di trentuno travi, non si lasciò prendere ai primi due tentativi, come “rimprovero” per l’incredulità del Vescovo. Solo dopo che per la terza volta la zattera andò verso il largo per poi riavvicinarsi, l’Icona fu presa e portata in processione fino in chiesa, mentre le campane suonavano senza che mano umana le toccasse. Il porto che accolse nel 1117 la zattera con il quadro è adesso parte integrante del centro storico cittadino; sabbiato dai Normanni, all’epoca della loro dominazione, dista ora circa 100 metri dalla più vicina banchina del porto commerciale cittadino.
Analisi del quadro e valutazione artistica
la protettrice di monopoli foto 1 webL’opera è una tempera su tavola, una sorta di “preghiera figurata” in cui anche i colori rispettano le rigide regole del rivolgersi a Dio. Si tratta di una Madonna Odegitria (Colei che indica la Via): la Madonna ci indica, con la mano destra ed il capo leggermente inclinato, il Cristo. La Vergine indossa un tradizionale maphorion greco, abito di solito utilizzato dalle suore ma di colore violaceo, qui invece nero. Sul manto presente un’unica stella, sul capo: probabilmente un grossolano restauro antico ha cancellato le altre due stelle che dovevano essere raffigurate sulla parte alta della spalla della Madonna, ad indicare la Verginità prima durante e dopo il parto. Lo stesso restauro ha cancellato forse le scritte MHP OU e IC XC, anagrammi in greco di Madre di Dio e Gesù Cristo, presenza necessaria per l’ammissione al culto delle icone. La mano del Bimbo, raffigurato come un adulto ad indicare la sua responsabilità e divinità, è perfettamente al centro del quadro e benedice alla maniera greca unendo pollice e anulare, simbolo dell’unione dell’umano e del divino. Le lumeggiature e i fili d’oro del vestito del Cristo sono espressione della sua regalità solare. Nella mano sinistra un cartiglio, riferimento al capitolo IV del vangelo di San Luca, con la profezia della venuta del Cristo stesso. Le gambe incrociate annunciano i momenti della passione. Completano la scena due piccole figure umane: a destra un abate dell’Ordine di San Basilio (l’attribuzione è certa poiché il religioso indossa un saio nero) e a sinistra un diacono con un cero acceso.
Ipotesi sull’arrivo dell’icona 
madonna-madia-monopoliOgni tratto ci parla dell’Oriente. Le aureole a racemi rilevati in pastiglia rimandano alle produzioni cipriote o crociate. Diversi elementi inducono a pensare che si tratti di un’icona tratta in salvo dalla sponda adriatica orientale o dalle coste del Mediterraneo orientale nel periodo di diffusione della lotta iconoclastica: lo stile bizantino, l’arrivo dal mare ed il periodo dell’arrivo a Monopoli. Nel sito ufficiale della Cattedrale di Monopoli vengono riportate due ipotesi aggiuntive sull’arrivo dell’icona:
- Il trasporto da Costantinopoli da parte di un certo Euprasio.
- La produzione dell’icona in Italia, pur nel rispetto dei canoni bizantini, attorno al 1280.
Entrambe le ipotesi possono affiancarsi ma non oscurare la versione tradizionale in quanto non esistono prove precise che la escludono. In tutti i casi l’icona viene comunque dall’oriente, se non fisicamente, almeno in forma di cultura artistica applicata al Sacro.
Le celebrazioni in città 
I festeggiamenti si svolgono la sera del 14 agosto: cittadini e turisti accorrono in gran numero presso Cala Batteria, zona del porto in cui avviene la madonna_madia-9449rievocazione del miracoloso approdo, accompagnato dai tradizionali fuochi pirotecnici. Nella stessa zona si svolge la festa civile. La festa patronale vera e propria è però quella che si svolge il 16 Dicembre, giorno proprio dell’evento: alle cinque del mattino i fedeli si appressano alla stessa cala, questa volta senza il contorno della festa civile, per accogliere la Protettrice che viene poi portata in processione fino alla Basilica Cattedrale, dove viene celebrata la Santa Messa: la Beata Vergine della Madia gode infatti di un Proprio, cioè di uno rito della Messa con speciali formule (ad esempio al Prefazio o nella preghiera eucaristica) che si può svolgere nei giorni della Festa.
Le celebrazioni in altri paesi  
madonna della madiaL’icona della Madonna della Madia viene venerata anche in una rettoria costruita nel 1997 nella città di Alberobello, consacrata il 31 maggio nello stesso anno dal vescovo Domenico Padovano. Il culto nasce nel 1885 quando Cesare Indiveri portò da Monopoli il culto, dopo essersi ivi trasferito per motivi commerciali. La Madonna della Madia è venerata inoltre nella città di Deliceto, di Castellana Grotte, di Triggiano.
I miracoli 
Le travi che hanno trasportato il quadro sono visibili nella prima cappella nella navata destra della Cattedrale, contenute intatte in una teca di vetro; solo un frammento delle travi, delle dimensioni di 50cmx15cmx50cm, è posto all’ingresso della sacrestia della Cattedrale. Dopo novecento anni risulta essere ancora al tatto fresco e vivo. Molte le attestazioni di ex voto per le grazie ricevute. È altresì provato da testimonianze scritte, presenti nella cappella dell’ex voto, che durante il secondo conflitto mondiale, laddove vi fosse un’immagine del quadro, non sarebbe avvenuto alcuno scoppio a seguito dei bombardamenti alleati. Si ricordano tra i miracoli più famosi quello del fanciullo caduto in un pozzo e miracolosamente tenuto da una misteriosa Arrivodonna vestita di bianco sull’acqua e il miracolo della peste che, attraverso un potente folgore caduto in Cattedrale, sarebbe stata sconfitta. Durante un bombardamento della II Guerra Mondiale furono lanciate cento bombe: ne scoppiò soltanto una ed uccise una persona estranea al paese. Il fatto fu ritenuto miracoloso ed attribuito alla protezione della Madonna.
Le diverse versioni dell’immagine 
Oltre alla classica raffigurazione dell’Odegitria, sopra descritta, vi sono altre artistiche e popolari rielaborazioni della venerata immagine della Madonna della Madia. Alcune si riferiscono ai miracoli della stessa, come quella in cui la
Madonna è posizionata davanti a due vele e con due angeli che reggono delle candele, riferimento al miracolo del salvataggio di Monopoli all’epoca dell’assedio del marchese Del Vasto, nel 1500, quando Maria apparve sul campanile respingendo le palle di cannone contro gli invasori. Altre raffigurazioni sono quelle dell’approdo, quelle del sogno di Mercurio, quelle della processione del quadro. In diverse chiese cittadine e dell’agro sono venerate le immagini della Madonna della Madia: nella cappella di San Gerardo Maiella, nel santuario di Maria Regina in contrada Antonelli, nella chiesetta di contrada Tormento e in moltissime altre chiese nel territorio.
PREGHIERA
Madonna_della_Madia,_chiesa_di_TormentoQuanto è bello e soave, o Maria, davanti a questa Vostra Immagine che Voi stessa ci mandaste pel ministero degli Angeli, ricordare il Vostro materno affetto, la Vostra inesauribile misericordia!
O pietosissima Vergine, l’anima mia come tortorella gemebonda si posa ai piedi del Vostro Tabernacolo, e piena di fiducia, riposa nel Vostro dolcissimo cuore materno le sue ansie, le sue trepidazioni, i suoi tanti bisogni, le sue vive speranze.
Liberate, o Maria, da ogni angustia e da ogni pericolo, e salvate quest’anima, che si gloria di essere nel numero dei figli Vostri. E non me sola, o Madre Santissima, ma vegliando premurosa su questo popolo che è Vostro, salvate tutti i Vostri figliuoli presenti e lontani.
Dite, oh! sì dite al Vostro Gesù che scriva i nostri nomi nel Suo libro della vita: diteGli, come Egli stesso un giorno disse all’eterno Suo Padre, che nessuno perirà dei figli affidati a Voi.
E nell’ora della suprema lotta fate, o Maria, che ardenti di amore, col nome di Gesù e col Vostro Santissimo nome sulle labbra, trionfanti, veniamo a benedirVi e ringraziarVi nell’eterna gloria del Paradiso.
Sancta Maria de Madia advocata nostra, ora pro nobis.