Visualizzazione post con etichetta religione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta religione. Mostra tutti i post

giovedì 8 gennaio 2015

I PASSI DELL’ANIMA

DI SANTA ANGELA DA FOLIGNO
angela da foligno1L’autobiografia spirituale di Santa Angela da Foligno mostra i trenta passi che l’anima compie raggiungendo l’intima comunione con Dio, attraverso la meditazione dei misteri di Cristo, l’Eucaristia, le tentazioni e le penitenze
Santa Angela da Foligno insegna che non c’è vera vita spirituale senza l’umiltà e senza la preghiera. Questa può essere corporale (vocale), mentale (quando si pensa a Dio) e soprannaturale (contemplazione): «In queste tre scuole uno conosce sé e Dio; e per il fatto che conosce, ama; e perché ama, desidera avere ciò che ama. E questo è il segno del vero amore: che chi ama non trasforma parte di sé, ma tutto sé nell’Amato». (x l’opera completa scarica il doc. in pdf) 
VIDEO-STORIA di Angela fino ai primi passi 
Il I° passo è la conoscenza del peccato: l’anima viene presa da un gran timore dell’inferno e piange lacrime amare.
Il II° passo è la confessione: l’anima in esso prova vergogna e amarezza, ancora non sente l’amore, ma il dolore.
Il III° passo è la penitenza: l’anima fa penitenza in riparazione dei suoi peccati ed è ancora nel dolore.
Il IV° passo la conduce alla conoscenza della misericordia di Dio: è Cristo che le ha concesso quella misericordia, fu lui a strapparla all’inferno. Ora l’anima comincia ad essere illuminata; piange e si duole piú di prima e si dà a compiere maggiori e piú aspre penitenze.
angela da foligno2Il V° passo è la conoscenza di sé: l’anima, già alquanto illuminata, non vede in sé che difetti, si accusa davanti a Dio e si ritiene sicuramente degna dell’inferno.
Il VI° passo è una certa illuminazione della grazia per mezzo della quale mi si concedeva una profonda conoscenza di tutti i miei peccati: in questa luce vedevo di avere offeso tutte le creature che erano state create per me. Invocavo tutti i santi e la Vergine beata che intercedessero per me e supplicassero l’Amore, che mi aveva concesso tante grazie, affinché, vedendomi io morta mi facessero tornare viva. E mi pareva che tutte le creature e i santi provassero pietà di me.
Col VII° passo mi era concesso di contemplare la croce, nella quale vedevo il Cristo morto per noi. Ma era ancora una visione insipida, quantunque in essa io provassi gran dolore.
VIDEO-STORIA DAL SETTIMO PASSO 
VIII° passo. Mentre contemplavo la croce, mi fu data una sempre maggiore comprensione di come il Figlio di Dio era morto per i nostri peccati: cominciai a riconoscere tutti i miei peccati, provando le vette massime del dolore, e come fossi stata io a crocifiggerlo.
Col IX° passo Dio mi concesse di mettermi alla ricerca della via della croce, affinché imparassi a stare ai piedi di essa dove trovano rifugio tutti i peccatori. E venni istruita, illuminata, e mi fu mostrata la via della croce con questa ispirazione: se volevo camminare verso la croce dovevo spogliarmi di ogni cosa, per procedere piú leggera, e in questa totale nudità avviarmi verso di essa. In altre parole, avrei dovuto perdonare a tutti quelli che mi avevano offesa, avrei dovuto spogliarmi di ogni bene materiale, di ogni uomo e donna, amico e parente, di tutti, e rinunciare ad ogni miovolto passione avere e a me stessa, e mi aveva dato’ e camminare per la spinosa via della tribolazione. Da quel momento cominciai a non indossare piú i miei vestiti piú belli, a semplificare le acconciature del capo, a ridurre il vitto. Ma tutto mi era amaro e penoso, poiché non sentivo ancora amore (in questo periodo vivevo con mio marito): che amarezza per me quando mi veniva lanciata un’ingiuria o fatto un torto! Tuttavia sopportavo ogni cosa pazientemente, come potevo. Avvenne poi, col permesso di Dio, che mia madre, che mi era stata di grande impedimento, morisse. A questa morte seguì quella del mio sposo e dei miei figli in breve giro di tempo. Poiché avevo iniziato la via della croce e pregato Dio di essere liberata da ogni legame terreno, provai consolazione alla loro morte: pensavo che per l’avvenire, avendomi Dio concesso tali grazie, il mio cuore sarebbe rimasto sempre unito al suo e il cuore di Dio sempre unito al mio.
X° passo Chiedevo a Dio che cosa potessi fare per potergli piacere di piú, e lui, nella sua bontà, piú volte mi apparve crocifisso in croce durante il sonno e la veglia. Mi diceva di guardare le sue piaghe e mi faceva vedere in modo meraviglioso come ogni cosa aveva sofferto per me; e questo avvenne molte volte. Dopo mi faceva vedere ad uno ad uno tutti i dolori che aveva patito per me, e mi diceva: « Dunque, che puoi fare per me che ti sembri bastante? ». Così molte volte mi apparve mentre ero sveglia, ma con maggiore diletto per me di quando dormivo, anche se il suo aspetto era sempre quello di un uomo carico di dolori, e mi ripeteva le parole che mi aveva detto mentre dormivo, mostrandomi dal capo ai piedi tutte le sue sofferenze. Mi faceva vedere i peli divelti dalla barba, dalle sopracciglia, i capelli strappati dal capo; mi ricordava le flagellazioni patite, indicandomele una ad una, e mi diceva: « Tutte queste cose ho sofferto per te ». Allora mi tornavano alla mente le mie colpe, ma in un modo che mi lasciava incantata dalla meraviglia, e costatavo come anche di Angela da foligno4recente lo avevo ferito coi miei peccati, e ne provavo grande dolore, e mi veniva dalle mie colpe un’afflizione piú grande di quelle fino allora provate. Mentre contemplavo la sua passione, mi ripeteva sempre la frase: « Che puoi dunque fare per me che ti sembri bastante? ». Allora piangevo molto.
SEGUITO DEL VIDEO SU ANGELA 
XI° passo Per le cose che ho detto, mi decisi a piú aspre penitenze. Questo passo, lunghissimo da descrivere, è pieno di cose che desterebbero meraviglia poiché vanno al di là delle forze umane: lo confermo espressamente io, frate che redigo questo scritto, e che son venuto a conoscenza, solo in un secondo momento, delle penitenze cui ella si sottoponeva.
XII° passo Poiché capivo che non potevo sottopormi a una sufficiente penitenza mentre mi trovavo a vivere in mezzo al mondo, decisi di abbandonare totalmente ogni cosa per far penitenza e così giungere alla croce, come mi era stato ispirato da Dio. Da Dio infatti mi fu data, e in modo mirabile, questa ispirazione. Avevo cominciato a desiderare con tutto il cuore di farmi povera, e nel mio scrupolo mi trovavo spesso a pensare con timore che la morte poteva cogliermi prima che lo fossi diventata; contemporaneamente ero assalita da varie tentazioni: mi vedevo giovane e pensavo che il mendicare mi poteva essere di gran pericolo e vergogna, che sarei potuta morire di fame, freddo e nudità; e così tutti mi dissuadevano. Ma ecco che per la misericordia di Dio la mia anima fu improvvisamente illuminata a tal punto che in cuore mi nacque una tale fermezza che allora non credetti, né oggi credo, di poter mai perdere per l’avvenire. In questa luce, dunque, disposi e decisi che se mi dovesse succedere di dover morire di fame, nudità e vergogna secondo quello che era o poteva essere la volontà di Dio, queste tali cose non mi avrebbero fatto recedere dal mio proposito, anche se fossi stata certa che mi sarebbero accaduti tutti quei mali. Alla fine, se dovevano accadermi, sarei morta lieta nella volontà di Dio. E da quell’istante dissi veramente il mio sì.
XIII° passo Entrai nel dolore della Madre di Cristo e di san Giovanni e li pregai che mi ottenessero un segno sicuro: che avrei avuto sempre presente nella mia memoria la passione di Cristo. Ancora una volta mi apparve la stessa visione, passionepoiché nel sonno mi fu mostrato il cuore di Cristo e mi fu detto: « In questo cuore non c’è menzogna, in esso tutto è vero ».
IVX° passo Mentre durante la notte stavo in preghiera, Cristo mi si mostrò sulla croce, piú luminoso del solito, cioè mi comunicò una piú chiara conoscenza di sé. Mi chiamò vicino a sé e mi invitò a porre le labbra sulla piaga del suo costato. Mi pareva di vedere e bere il suo sangue che sgorgava vivo dalla ferita, e in quell’attimo egli mi fece capire che così mi faceva pura. Allora cominciai a provare una grande gioia, quantunque fossi triste per la considerazione della sua passione, e lo scongiurai che mi facesse versare tutto il mio sangue per amor suo, come lui aveva fatto per me. Così mi offersi tutta al suo amore. Volevo che tutte le mie membra patissero la morte, una morte diversa dalla sua, ancora piú umiliante. E imploravo e scongiuravo che, se avessi potuto trovare chi mi uccidesse purché mi venisse concesso di morire per la sua fede o il suo amore mi venisse concessa la grazia che, diversamente da Cristo che era stato crocifisso sul legno, io lo fossi su una roccia o in un luogo piú misero e sordido. Non mi sentivo degna di morire della stessa morte dei santi, per questo gli chiedevo che mi facesse morire in maniera piú infame e con una morte piú lunga; ma non riuscivo ad immaginare una morte abietta come quella che desideravo e soffrivo di non riuscire a trovare una morte tanto vile, che in nulla assomigliasse a quella dei santi, di cui mi sentivo del tutto indegna.
XV° passo. Penetravo nell’anima di san Giovanni e della Madre di Dio, meditando il loro dolore, e chiedevo senza posa che mi ottenessero la grazia di poter provare sempre il dolore della passione di Cristo o almeno il loro stesso dolore. Ed essi me l’ottennero allora e me l’ottengono ancora. San Giovanni, questo successe una volta sola, mi fece avere un dolore tale, che è tra i massimi che io abbia mai provato: compresi che egli, per la passione e la morte di Cristo e per il dolore della Madre di angela da foligno5Cristo, deve aver sofferto un dolore così grande, da superare il martirio stesso. Da allora mi fu dato un tale desiderio di spogliarmi di ogni avere con tale volontà che, quantunque venissi avversata e tentata dal demonio a non farlo, e quantunque mi fosse proibito dai frati e da te stesso e da tutti quelli cui chiedevo consiglio, non avrei potuto non farlo per qualunque bene o male avessi potuto riceverne. E se non avessi donato tutto ai poveri, in quel momento avrei dato via ogni mio avere, poiché mi pareva impossibile ch’io potessi trattenere qualcosa per me senza commettere una grave colpa. Tuttavia la mia anima viveva nell’amarezza per i peccati, e non sapevo ancora se quel che facevo fosse accetto a Dio, ma gridavo piangendo amaramente:
« Signore, anche se sono dannata, continuerò almeno a fare penitenza. Mi priverò di tutto e ti servirò », poiché in quel tempo vivevo ancora nell’amarezza per i peccati, e non provavo la dolcezza divina.
VIDEO: I TRE MODELLI DI ANGELA: GESÙ, MARIA E SAN FRANCESCO
XVI° passo. In tal modo fui liberata da questo mio stato. Una volta mi recai in chiesa e pregai Dio che mi facesse qualche grazia; mentre pregavo egli pose nel mio cuore il Pater noster con tanta chiara comprensione della bontà sua e della mia indegnità che ogni singola parola era illustrata nel mio cuore; recitavo quel Pater noster lentamente e con piena cognizione di me. Pur piangendo per la mia indegnità e per i miei peccati, che in quella preghiera mi si rivelavano, provavo un’indicibile consolazione. Cominciavo a gustare qualcosa delle gioie celesti, poiché in quella preghiera, piú che in alcun’altra, mi si rivelava con grande chiarezza tutta la bontà divina, e ancor oggi ciò mi succede. Ma poiché mi furono mostrati in quel Pater noster i miei peccati e la mia indegnità, fui presa da vergogna, e non osavo nemmeno alzare gli occhi. Allora chiesi alla Vergine che mi ottenesse lei il perdono dei miei peccati. Tuttavia, continuavo a rimanere nell’amarezza, a causa dei miei peccati. In ogni passo mi soffermavo lungo tempo, prima di passare al successivo; piú in alcuni, in altri meno. Questa fedele perciò in tutto il suo stupore esclamava: «Oh, attraverso quali stenti l’anima progredisce! Nulla è scritto qui, tanto forti sono le pastoie che ha ai piedi e tanto perverso è l’aiuto che riceve dal mondo e dal demonio! ».
addolorataXVII° passo. Dopo il passo precedente ebbi la dimostrazione che la Vergine mi aveva ottenuto la grazia: mi fu data infatti una fede mai prima posseduta. Al paragone la fede avuta finora mi pareva una cosa morta e le mie lagrime passate quasi frutto di violenza. Da questo momento soffersi davvero la realtà della passione di Cristo e il dolore della Madre di Cristo: allora, qualunque cosa facessi, per quanto grande, mi pareva poca cosa, e anelavo a una piú grande penitenza. Mi seppellii così nella passione di Cristo e mi fu data la speranza che in essa avrei trovato la mia libertà. Incominciai a provare consolazione durante il sonno: mi venivano meravigliosi sogni e grande consolazione me ne giungeva. E cominciai a sentire una costante dolcezza nell’intimo dell’anima al pensiero di Dio, nella veglia e nel sonno. Ma poiché non possedevo ancora la certezza, alla consolazione si mescolava l’amarezza e volevo ricevere altri doni da Dio.
IL VIDEO SUCCESSIVO
XIII° passo. Dopo di ciò ebbi il sentimento di Dio: provavo tale dolcezza nella preghiera da dimenticarmi di prendere cibo; avrei voluto non dover piú mangiare per poter rimanere sempre assorta nell’orazione. Si insinuava qui una sorta di tentazione che mi spingeva a non mangiare o a mangiare pochissimo; ma riconobbi che si trattava di un inganno. Era così grande il fuoco dell’amore di Dio che mi stava nel cuore, che non mi stancavo di stare in ginocchio e sopportavo ogni altro tipo di mortificazione. In seguito pervenni a un fuoco tanto piú ardente che, solo a udir parlare di Dio, gridavo. E se uno mi avesse minacciato con una scure, pronto ad uccidermi, non mi sarei potuta sottrarre.
beata angela da folignoIXX° passo. Dopo l’illuminazione e il conforto ch’io provai recitando il Pater noster, ebbi la mia prima grande esperienza della dolcezza di Dio. Tutto avvenne così. Dapprima mi venne come un’ispirazione, e fui subito attratta a considerare la felicità che si prova contemplando l’umanità e la divinità di Cristo: sperimentai una tale consolazione che per quasi tutto quel giorno rimasi in piedi nella cella dove mi ero segregata volontariamente a pregare, tutta sola e raccolta, e il mio cuore era in quel gaudio. Poi venni meno e persi la parola. La compagna allora accorse e pensava ch’io stessi morendo; ma la sua presenza m’infastidiva, poiché mi turbava in quel momento di estrema consolazione.
VIDEO SULL’ASPETTO DELLE VISIONI E MARIA
XX° passo. Dopo questi fatti mi recai nella chiesa di S. Francesco ad Assisi, e in quest’occasione, lungo il cammino, fu adempiuta la promessa. ( n.d.r. Le era stata promessa una visita della SS Trinità ) Non ricordo se avessi già terminato di distribuire ogni mio avere; certamente non avevo ancora finito di dar tutto ai poveri anche se certamente mancava ormai poco.
I 7 passi supplementari (dal 1291 al 1296)
Il XXI° passo è contraddistinto dall’approfondimento dell’esperienza di Assisi. Rivelazione della familiarità di Dio, delle sue parole e dei suoi insegnamenti. Nella parte finale c’è la risposta sulla Trinità e il racconto delle visioni di Cristo nel Sacramento dell’altare.
Il XXII° passo è costellato di locuzioni divine e indicazioni profetiche sul cammino che le resta da compiere (siamo nel 1292). È quello dell’unzione divina, della concessione di un segno e della visione di Dio in paradiso. Dio chiede all’anima di amarlo senza malizia e dimostra con una lunga spiegazione, che nel testo è ridotta e abbreviata, d’essere l’amore dell’anima e di volere che lei abbia, o desideri avere,Beata Angela da Foligno qualcosa che somigli all’amore vero che lui ha nutrito per noi. Vengono inoltre presentati alcuni argomenti per provare che l’anima, che vuole avere o trovare la divina misericordia, può, come Maria Maddalena, ottenerla. Dio dimostra che ciò dipende dall’amore e dalla bontà del Padre e dal fatto che il peccatore si rende conto di questo; per tali motivi, più il peccatore è grande, maggiore è la misericordia e la grazia che può trovare.
Il XXIII° passo è una lunga considerazione sui figli legittimi di Dio, secondo la parabola degli invitati alle nozze (Mt 22,1-14). Si insegna il modo di avvicinarsi a lui (Dio) e di diventare suoi figli legittimi; si specifica poi chi sono, tra i figli di Dio, quelli che lui condanna. Viene anche narrata la visione della sapienza divina, grazie alla quale la fedele acquistò la capacità di fare giudizi veri. 
Il XXIV° passo è segnato dalla visione della Passione di Cristo di cui lei è divenuta com-paziente. Il seguito del suo itinerario mistico è contraddistinto da tormenti terribili, patiti nel corpo e nello spirito, con vessazioni diaboliche. È la rivelazione dell’umiliazione della fedele e della sua trasformazione e rassicurazione da parte di Dio. Vi si narra come comprese che il mondo e tutta la realtà sono una piccola cosa e che Dio riempie e supera tutto. Inoltre, alla fine, si dice che in un rapimento vide la potenza e la volontà di Dio e che così le fu risolto ogni problema: quello di chi si deve salvare e di chi si è salvato, dei dannati, dei demoni e qualsiasi altra questione. Lei restò soddisfatta e ricevette spiegazioni su tutto; non sa dire, però, se in quella occasione fu nel corpo o fuori del corpo.
Il XXV° passo è la rivelazione dell’unione divina e dell’amore. C’è innanzi tutto la mirabile rivelazione della passione del Signore e poi l’estasi d’amore. Seguono la visione della beata Vergine in preghiera per il genere umano e la descrizione di una grazia ricevuta durante la celebrazione del Sacramento dell’altare. Inoltre viene riportato un lungo insegnamento sui diversi modi in cui l’anima è sicura della venuta di Dio in lei e ugualmente su come sa d’aver ospitato Dio, cosa ben diversa Angela da Foligno6dalla precedente. C’è poi il colloquio dell’anima con il corpo e la lamentela di questo nei confronti di quella, dopo la contemplazione. Per ultimo si parla dei modi, in cui le persone spirituali si possono ingannare, e delle cose comuni a chi è fedele e a chi non lo è.
Il XXVI° passo è il martirio molteplice e insopportabile, prodotto sia dalle infermità del corpo sia dagli innumerevoli tormenti spirituali e fisici, orribilmente eccitati da molti demoni. Questo passo si sviluppa insieme al settimo, che è più mirabile di tutti gli altri.
VIDEO: L’UNIONE CON L’ANIMA
Il settimo passo (supplementare o XXVII°vede Dio nella tenebra (Tutte le parole e le realtà finora scritte intendo che sono niente al confronto dell’Ogni bene, che vedo in questa tenebra tanto grande). Angela è giunta all’unione trasformante. “Qualsiasi cosa dico, mi sembra di bestemmiare e perciò, ora che tu mi hai chiesto se quanto hai scritto al settimo passo attirava più delle cose passate e io ho risposto in quel modo, mi sono sentita tutta male. Questo eccellentissimo passo, comunque, si sviluppò per qualche tempo insieme al sesto, il quale a poco a poco scomparve, rimanendo così solo l’ultimo.”
Per un maggiore approfondimento è possibile scaricare qui il Memoriale. 
FONTI: http://www.ofsconegliano.it/wordpress/?page_id=550; http://www.cristinacampo.it/public/,beata%20angela%20da%20foligno,%20memoriale..pdf

sabato 3 gennaio 2015

IL SANTISSIMO NOME DI GESÙ

IL SANTISSIMO NOME DI GESÙ 

3 GENNAIO
San Bernardino è diventato famoso per la diffusione di uno NOME SS DI GESù.1jpgstemma contenente il SS nome di Gesù, tanto che papa Innocenzo III ne estese la festa alla Chiesa universale, soppressa e successivamente ripristinata da papa Giovanni Paolo II. Forse però non tutti sanno il significato di ogni simbolo che lo rappresenta…
L’esigenza di sapere il nome della divinità in cui si crede, è stato sempre intrinseco nell’animo umano, perché il nome stesso è garanzia della sua esistenza; a tal proposito si riporta un passo dell’opera di Francesco Albergamo “Mito e Magia” che scrive: “Una bambina di nove anni chiede al padre se Dio esiste; il padre risponde che non ne è troppo sicuro, al che la piccola osserva: Bisogna pure che esista, dal momento che ha un nome”.
Il SS. Nome di Gesù, fu sempre onorato e venerato nella Chiesa fin dai primi tempi, ma solo nel XIV secolo cominciò ad avere culto liturgico. Grande predicatore e propagatore del culto al Nome di Gesù, fu il francescano san Bernardino da Siena (1380-1444) e continuato da altri confratelli, soprattutto dai beati Alberto da Sarteano (1385-1450) e Bernardino da Feltre (1439-1494).
Nel 1530, papa Clemente VII autorizzò l’Ordine Francescano a recitare l’Ufficio del Santissimo Nome di Gesù; e la celebrazione ormai presente in varie località, fu estesa a tutta la Chiesa da papa Innocenzo XIII nel 1721. Il giorno di celebrazione variò tra le prime domeniche di gennaio, per attestarsi al 2 gennaio fino agli anni Settanta del Novecento, quando fu soppressa. Papa Giovanni Paolo II ha ripristinato al 3 gennaio la memoria facoltativa nel Calendario Romano.
Il trigramma di san Bernardino da Siena
05-S_Bernardino_Siena-2Affinché la sua predicazione non fosse dimenticata facilmente, Bernardino con profondo intuito psicologico inventò un simbolo dai colori vivaci che veniva posto in tutti i locali pubblici e privati, sostituendo blasoni e stemmi delle varie Famiglie e Corporazioni spesso in lotta fra loro.
Il trigramma del nome di Gesù, divenne un emblema celebre e diffuso in ogni luogo, sulla facciata del Palazzo Pubblico di Siena campeggia enorme e solenne, opera dell’orafo senese Tuccio di Sano e di suo figlio Pietro, ma lo si ritrova in ogni posto dove Bernardino e i suoi discepoli abbiano predicato o soggiornato. Qualche volta il trigramma figurava sugli stendardi che precedevano Bernardino, quando arrivava in una nuova città a predicare e sulle tavolette di legno che il santo francescano poggiava sull’altare, dove celebrava la Messa prima dell’attesa omelia, e con la tavoletta al termine benediceva i fedeli.
Il trigramma fu disegnato da Bernardino stesso, per questo è considerato patrono dei pubblicitari; il simbolo consiste in un sole raggiante in campo azzurro, sopra vi sono le lettere IHS che sono le prime tre del nome Gesù in greco ΙΗΣΟΥΣ (Iesûs), ma si sono date anche altre spiegazioni, come l’abbreviazione di “In Hoc Signo (vinces)” il motto costantiniano, oppure di “Iesus Hominum Salvator”.
Ad ogni elemento del simbolo, Bernardino applicò un significato, il sole centrale è chiara allusione a Cristo che dà la vita come fa il sole, e suggerisce l’idea dell’irradiarsi della Carità. Il calore del sole è diffuso dai raggi, ed ecco allora i dodici raggi serpeggianti come i dodici Apostoli e poi da otto raggi diretti che rappresentano le beatitudini, la fascia che circonda il sole rappresenta la felicità dei beati che non ha termine, il celeste dello sfondo è simbolo della fede, l’oro dell’amore. Bernardino allungò anche l’asta sinistra dell’H, tagliandola in alto per farne una croce, in alcuni casi la croce è poggiata sulla linea mediana dell’H.
Il significato mistico dei raggi serpeggianti era espresso in una litania; 1° rifugio dei penitenti; 2° vessillo dei combattenti; 3° rimedio degli infermi; 4° conforto dei sofferenti; 5° onore dei credenti; 6° gioia dei predicanti; 7° merito degli operanti; 8° aiuto dei deficienti; 9° sospiro dei meditanti; 10° suffragio degli oranti; 11° gusto dei contemplanti; 12° gloria dei trionfanti.
ss nome di gesu
Tutto il simbolo è circondato da una cerchia esterna con le parole in latino tratte dalla Lettera ai Filippesi di san Paolo: “Nel Nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi, sia degli esseri celesti, che dei terrestri e degli inferi”. Il trigramma bernardiniano ebbe un gran successo, diffondendosi in tutta Europa, anche s. Giovanna d’Arco volle ricamarlo sul suo stendardo e più tardi fu adottato anche dai Gesuiti.
Diceva s. Bernardino: “Questa è mia intenzione, di rinnovare e chiarificare il nome di Gesù, come fu nella primitiva Chiesa”, spiegando che, mentre la croce evocava la Passione di Cristo, il suo Nome rammentava ogni aspetto della sua vita, la povertà del presepio, la modesta bottega di falegname, la penitenza nel deserto, i miracoli della carità divina, la sofferenza sul Calvario, il trionfo della Resurrezione e dell’Ascensione. La Compagnia di Gesù, prese poi queste tre lettere come suo emblema e diventò sostenitrice del culto e della dottrina, dedicando al Santissimo Nome di Gesù le sue più belle e grandi chiese, edificate in tutto il mondo.
Fra tutte si ricorda, la “Chiesa del Gesù” a Roma, la maggiore e più insigne chiesa dei Gesuiti; vi è nella volta il “Trionfo del Nome di Gesù”, affresco del 1679, opera del genovese Giovanni Battista Gaulli detto ‘il Baciccia’; dove centinaia di figure si muovono in uno spazio chiaro con veloce impeto, attratte dal centrale Nome di Gesù.
Fonte: Alban Butler / Santiebeati.it / preghiereagesuemaria.it / donbosco-torino.it

mercoledì 31 dicembre 2014

MESSAGGIO DI FINE ANNO

MESSAGGIO DI FINE ANNO 

DATO DALLA MADONNA A DON STEFANO GOBBI IL 31 DICEMBRE 1984
volto4Don Stefano Gobbi (1930 – 2011) è stato un presbitero cattolico italiano, fondatore del Movimento Sacerdotale Mariano (M.S.M.). creato su ispirazione interiore mentre si trovava al santuario di Fatima. Vi aderiscono vescovi, arcivescovi, e ordini e istituti religiosi in tutto il mondo 
Figli prediletti, passate in dolce intimità con me le ultime ore dell’anno che sta per chiudersi.
Quanti miei figli trascorrono nei divertimenti e nel clamore questi momenti e si ubriacano di vuoto, fra tante frivolezze e svaghi, spesso licenziosi e contrari alla legge del Signore!..
Io vi invito invece a trascorrere queste ore in preghiera, in raccoglimento, in un silenzio interiore, affinché possiate entrare in un colloquio con me, vostra Mamma Celeste.
Allora, con la stessa confidenza di una madre con i suoi bambini, io vi svelo le preoccupazioni, le ansie, le profonde ferite del mio Cuore Immacolato, e nel medesimo tempo vi aiuto a comprendere e ad interpretare i segni del vostro tempo. Così potete cooperare al disegno di salvezza che il Signore ha sopra di voi e che vuole realizzare attraverso i nuovi giorni che vi attendono. 
apparizioneVoi vivete sotto una pressante richiesta, fatta dalla vostra Mamma Celeste, che vi invita a camminare sulla strada della conversione e del ritorno a Dio.
Figli prediletti, partecipate alla mia preoccupata ansietà di Madre nel vedere che questo mio richiamo non viene accolto né seguito. Eppure io vedo che l’unica vostra possibilità di salvezza è legata solamente al ritorno della umanità al Signore, in un forte impegno a seguire la sua Legge.
Convertitevi e camminate sulla strada della grazia di Dio e dell’amore. Convertitevi e costruite giorni di serenità e di pace. Convertitevi ed assecondate il disegno della divina Misericordia.
Con quanti segni il Signore vi manifesta il suo volere di porre finalmente un giusto freno al dilagare dell’empietà: mali inguaribili che dilagano; violenza e odio che esplodono; disgrazie che succedono; guerre e minacce che si estendono.
Sappiate leggere i segni che Dio vi manda attraverso gli avvenimenti che vi succedono ed accogliete i suoi forti richiami a cambiare vita e tornare sulla via che vi conduce a Lui.
Eppure vedo, angosciata, che gli errori continuano a diffondersi, vengono insegnati e propagandati e così fra i miei figli diventa sempre più grande il pericolo di perdere il dono prezioso della fede in Gesù e nelle verità che Lui vi ha rivelato. Anche fra i miei prediletti, quanto è grande il numero di coloro che dubitano, che non credono più!cuore1
Se vedeste con i miei occhi come è vasta questa epidemia spirituale che ha colpito tutta la Chiesa! La ferma nella sua azione apostolica, la ferisce e la porta alla paralisi nella sua vitalità, rendendo spesso vacuo ed inefficace anche il suo sforzo di evangelizzazione.
Voi vivete sotto la mia tanto addolorata preoccupazione nel vedervi ancora vittime del peccato che dilaga, osservando come ovunque, attraverso i mezzi di comunicazione sociale, ai miei poveri figli vengono proposte esperienze di vita contrarie a quanto indica la legge santa di Dio.
Venite ogni giorno nutriti con il pane avvelenato del male e abbeverati alla fonte inquinata dell’impurità.
Vi si propone il male come un bene; il peccato come un valore; la trasgressione alla legge di Dio come un modo di esercitare la vostra autonomia e la vostra personale libertà.
Così si giunge a perdere persino la coscienza del peccato come un male e l’ingiustizia, l’odio e l’empietà ricoprono la terra e la rendono un immenso deserto, privo di vita e di amore.
gesù e maria (2)L’ostinato rifiuto di Dio e di ritornare a Lui, la perdita della vera fede, l’iniquità che dilaga e porta alla diffusione del male e del peccato: ecco i segni del tempo cattivo che vivete.
Vedete pure in quanti modi io intervengo per condurvi sulla strada della conversione, del bene e della fede.
Con segni straordinari che compio in ogni parte del mondo, con i miei messaggi, con le mie così frequenti apparizioni, indico a tutti l’approssimarsi del grande giorno del Signore.
Ma quale dolore prova il mio Cuore Immacolato nel vedere che questi miei richiami non vengono accolti, spesso sono apertamente rifiutati e combattuti, anche da coloro che hanno il compito di accoglierli per primi.
Per questo oggi io mi rivelo solo ai piccoli, ai poveri, ai semplici, a tutti i miei bambini che mi sanno ancora ascoltare e seguire.
Mai come ora mi è necessaria una grande forza di implorazione e di riparazione. Per questo mi rivolgo a voi, figli prediletti, e vi invito a passare in ginocchio, in una continua preghiera con me, le ore di questa ultima notte dell’anno”.
(Messaggio dato dalla Madonna a Don Stefano Gobbi il 31 dicembre 1984)
DON STEFANO GOBBI
gobbi9
Don Stefano Gobbi
Don Stefano Gobbi (22 marzo 1930 – Milano, 29 giugno 2011) è stato un presbitero cattolico italiano, fondatore del Movimento Sacerdotale Mariano (M.S.M.). Nato in provincia di Como, ordinato sacerdote nel 1964, conseguì in seguito il Dottorato in teologia sacra presso la Pontificia Università Lateranense di Roma.
Nel 1972 creò il M.S.M., in seguito ad un’ispirazione interiore avuta l’8 maggio di quell’anno nel santuario di Fatima. Mentre stava pregando nella Cappellina delle Apparizioni in favore di alcuni sacerdoti, ribelli all’autorità della Chiesa sentì interiormente l’invito di Maria a riunire i sacerdoti che si fossero consacrati al suo Cuore Immacolato. Don Stefano avrebbe ricevuto anche, nello stesso mese, un piccolo segno di conferma da parte di Maria, nel santuario dell’Annunciazione di Nazaret.
Così nell’ottobre dello stesso anno ci fu un primo incontro di preghiera fra tre sacerdoti della parrocchia di Gera Lario, in provincia di Como; la notizia della nascita del movimento fu riportata su qualche giornale e rivista cattolica. Dopo un graduale aumento delle adesioni, nel 1974 nacquero i primi Cenacoli di preghiera e di fraternità fra i sacerdoti e i fedeli, diffusi oggi in tutti i continenti.
Le linee guida del M.S.M. sono contenute nel libro “Ai sacerdoti, figli prediletti della Madonna“, che riporta le meditazioni e ispirazioni di don Stefano. I punti essenziali del movimento sono tre: la consacrazione al Cuore Immacolato di Maria, l’unità al papa ed alla Chiesa a lui unita, e infine il condurre i fedeli ad una vita di affidamento alla Madonna.
Al movimento, diffuso oggi in tutto il mondo, aderiscono alcuni cardinali, oltre 350 arcivescovi e vescovi, 150.000 sacerdoti del clero secolare e di tutti gli ordini e istituti religiosi, oltre a decine di milioni di fedeli.
Fonti: Il libro delle novene ed. Ancilla; http://it.wikipedia.org/wiki/Stefano_Gobbi 

NOVENA A MAMMA ROSA

NOVENA A MAMMA ROSA

Beata Eurosia Fabris Barban (1866-1932)
MADRE DI FAMIGLIA E TERZIARIA FRANCESCANA
BEATA EUROSIA FABRIS BARBAN1La Beata Eurosia Fabris Barban, chiamata più comunemente “Mamma Rosa“, altri non era che una donna piena di carità e di amore. Alla morte dell’amica sposata si occuperà dei suoi due bambini fino al giorno in cui si sposerà con il padre dei piccoli. E dal matrimonio nasceranno 9 figli tre dei quali diventeranno sacerdoti e l’ultimo morto quattordicenne ancora seminarista.

INIZIO DELLA NOVENA IL 31 DICEMBRE

Nel nome del Padre,del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. 
Santissima Trinità, noi vi ringraziamo di avere arricchito la vostra serva con tanti tesori di grazia, di fede e di carità, così da renderla un modello incantevole di virtù domestiche, specialmente per le giovani, per le spose e le madri di famiglia.
BEATA EUROSIA FABRIS BARBAN2Voi che esaltate gli umili e i semplici di cuore, degnatevi di glorificare, anche qui in terra, per nostro esempio e conforto la semplice ed umile “Mamma Rosa”, concedendoci la grazia che ardentemente Vi chiediamo.
Per la sua intercessione benedite la nostra famiglia, affinché divenga, come noi Vi promettiamo, un dolce asilo di virtù, d’amore e di pace. Amen
3 Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo. Com’era nel principio ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen. 
Santa Trinità, unico Dio, abbi pietà di noi.
O Vergine Santissima, che fosti la tenera madre, l’ispiratrice e la confidente della vostra figlia “Mamma Rosa”, Vi preghiamo, per i suoi meriti e per la sua intercessione, di ottenere la grazia che domandiamo: … (nominare la grazia desiderata)
Ci valga presso di Voi, come impetrazione, il culto e l’amore tenerissimo ch’essa Vi portò durante la vita. Così, esauditi nella nostra supplica, potremo cantare con Voi il “Magnificat” a gloria di Dio, mirabile nei suoi Santi. Amen
3 Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te, Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen 
Madre della divina grazia, prega per noi.
Fonte: Il libro delle novene ed. Ancilla 

domenica 28 dicembre 2014

NOVENA AI SANTI MAGI

NOVENA AI SANTI MAGI

Inizio 28 dicembre
re magi1Quei Savi d’oriente non avevano nulla che li assicurasse della verità. Nulla di soprannaturale. Solo il calcolo astronomico e la loro riflessione che una vita integra faceva perfetta. Eppure hanno avuto fede. Fede in tutto: fede nella scienza, fede nella coscienza, fede nella bontà divina. … E sono riusciti…
Noi ci saremmo messi mille cavilli: “Come farò a fare tanto viaggio in paesi e fra popoli di lingua diversa? Mi crederanno o mi imprigioneranno come spia? Che aiuto mi daranno nel passare deserti e fiumi e monti? E il caldo? E il vento degli altipiani? E le febbri stagnanti lungo le zone paludose? E le fiumane gonfiate dalle piogge? E il cibo diverso? E il diverso linguaggio? E.. e.. e”. Così ragioniamo noi. Essi non ragionano così. Dicono con sincera e santa audacia:
Re Magi.4jpgTu, o Dio, ci leggi nel cuore e vedi che fine perseguiamo. Nelle tue mani ci affidiamo. Concedici la gioia sovrumana di adorare la tua Seconda Persona fatta Carne per la salute del mondo”.
E si mettono in cammino dalle Indie lontane. … Quando si cerca Dio, le abitudini animali devono cedere alle impazienze e alle necessità sopraumane. … nel paradiso… si parla un’unica lingua, quella di Dio

LA NOVENA

28 dicembre - 1° giorno
O Santi Magi che viveste in continua attesa della stella di Giacobbe che doveva ammirare la nascita del vero Sole di giustizia, otteneteci la grazia di vivere sempre nella speranza di veder spuntare su di noi il giorno della verità, la beatitudine dei Paradiso.
Poiché, ecco, le tenebre ricoprono la terra, nebbia fitta avvolge le nazioni; ma su di te risplende il Signore, la sua gloria appare su di te” (Is. 60,2). 3 Gloria al Padre
29 dicembre2° GiornoRe Magi.2jpg
O Santi Magi che al primo brillare della stella miracolosa abbandonaste i vostri paesi per andare in cerca dei Re dei Giudei appena nato, otteneteci la grazia di corrispondere prontamente come voi a tutte le ispirazioni divine.
Alza gli occhi intorno e guarda: tutti costoro si sono radunati, vengono a te” (Is. 60,4). 3 Gloria al Padre
30 dicembre3° Giorno
O Santi Magi che non temeste i rigori delle stagioni, la scomodità dei viaggio per trovare il Messia appena nato, otteneteci la grazia di non lasciarci mai intimorire dalle difficoltà che incontreremo sulla via della Salvezza.
I tuoi figli vengono da lontano, le tue figlie sono portate in braccio” (Is. 60,4). 3 Gloria al Padre
31 dicembre4° Giorno
O Santi Magi che abbandonati dalla stella nella città di Gerusalemme, ricorreste con umiltà a chiunque potesse darvi notizie certe del luogo ove si trovava l’oggetto delle vostre ricerche, otteneteci dal Signore la grazia che in tutti i dubbi, in tutte le incertezze, noi ricorriamo umilmente a Lui con fiducia.
magiCammineranno i popoli alla tua luce, i re allo splendore dei tuo sorgere” (Is. 60,3). 3 Gloria al Padre
1 gennaio - 5° Giorno
O Santi Magi che inaspettatamente foste consolati dalla ricomparsa della stella, vostra guida, otteneteci dal Signore la grazia che rimanendo fedeli a Dio in tutte le prove, dispiaceri, dolori, meritiamo di essere consolati in questa vita e salvati nell’eternità.
A quella vista sarai raggiante, palpiterà e si dilaterà il tuo cuore” (Is. 60,5). 3 Gloria al Padre
2 gennaio6° Giorno
O Santi Magi che entrati pieni di fede nella stalla di Betlemme vi prostraste a terra in adorazione dei Bambino Gesù, anche se circondato da povertà e debolezza, otteneteci dal Signore la grazia di ravvivare sempre la nostra fede quando entriamo nella sua casa, al fine di presentarci a Dio con il rispetto dovuto alla grandezza della sua Maestà.
Le ricchezze dei mare si riverseranno su di te, verranno a i beni di tutti i popoli” (Is. 60,5). 3 Gloria al Padre
3 gennaio7° Giorno
Re MagiO Santi Magi che offrendo a Gesù Cristo oro, incenso e mirra, lo riconosceste come Re, come Dio e come uomo, otteneteci dal Signore la grazia di non presentarci con le mani vuote davanti a Lui, ma che anzi possiamo offrire l’oro della carità, l’incenso della preghiera e la mirra della penitenza, perché anche noi possiamo degnamente adorarlo.
Uno stuolo di cammelli ti invaderà, dromedari di Madian e di Efa, tutti verranno da Saba portando oro e incenso e proclamando le glorie dei Signore” (Is. 60,6). 3 Gloria al Padre
4 gennaio - 8° Giorno
O Santi Magi che avvisati in sogno di non ritornare da Erode vi avviaste subito per un’altra strada verso la vostra patria, otteneteci dal Signore la grazia che dopo esserci riconciliati con Lui nei Santi Sacramenti viviamo lontani da tutto quello che potrebbe essere per noi occasione di peccato.
Perché il popolo e il regno che non vorranno servirti periranno e le nazioni saranno tutte sterminate” (Is 60,12). 3 Gloria al Padre
Re Magi.1jpg
5 gennaio - 9° Giorno
O Santi Magi che attratti a Betlemme dallo splendore della stella giungeste da lontano guidati dalla fede, siate simbolo per tutti gli uomini, affinché scelgano la luce di Cristo rinunciando ai miraggi dei mondo, alle lusinghe dei piaceri della carne, al demonio ed alle sue suggestioni e possano così meritare la visione beatifica di Dio.
Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria dei signore brilla sopra di te” (Is. 60,1). 3 Gloria al Padre
 Fonte: Il libro delle noveneda ed.Ancilla

I SANTI INNOCENTI

I SANTI INNOCENTI

(anno della nascita di Gesù Cristo) 28 Dicembre
SANTI-MARTIRI-INNOCENTI1
La festa di questi Santi Innocenti, che in Oriente vengono semplicemente chiamati Bambini Santi, sono venerati come martiri che morirono non solo per Cristo, ma effettivamente al posto di Cristo.
Re Erode, che governava il popolo ebraico durante il dominio romano, ai tempo della nascita di Gesù, proveniva dall’Idumea (non era un giudeo della casa di Davide o Aronne, ma un discendente di popoli entrati a far parte del popolo ebraico con la forza e vassallo dell’impero di Roma).
Santi_Innocenti
Quando apprese che era nato ” il re dei giudei” e che uomini saggi erano arrivati dall’Oriente per onorarlo, temette per il suo trono. Radunò i sacerdoti e gli scribi e chiese loro di scoprire il luogo di nascita del Messia, predetto dai profeti, ed essi risposero:«Betlemme di Efrata» (Mic 5, 1). Quindi, segretamente, interrogò i Magi, esaminò i loro movimenti e le intenzioni, e in fine li lasciò andare con l’ordine di tornare a lui per riferirgli dove si trovava il neonato; ma i Magi ricevettero nel sonno l’avvertimento di non tornare da Erode, quindi ripresero il cammino verso il loro paese, seguendo una diversa direzione. Giuseppe, poi, temendo per l’incolumità del figlio, portò Maria e Gesù in Egitto, dove rimasero fino alla morte di Erode (Mt 2,12-5). Erode, dopo aver capito che i tre saggi non gli avrebbero fatto sapere dov’era il bambino, ordinò che venissero uccisi tutti i bimbi maschi sotto l’età di due anni della regione di Betlemme. Questo rispecchiava la profezia di Geremia: «Una voce si ode da Rama, lamento e pianto amaro: Rachele piange i suoi figli, rifiuta di essere consolata perché non sono più» (Ger31, 16).

 

santi innocenti. 3jpgProbabilmente non fu un massacro su larga scala: in un villaggio piccolo come Betlemme non possono esserci stati molti bimbi maschi rientranti in quella fascia di età. Una simile azione era comunque attinente al carattere di Erode il Grande: verso la fine della sua vita diventò molto sospettoso verso i vari pretendenti al trono e sicuramente sarebbe stato disposto a eliminarli tutti. Giuseppe dice di Erode:
«Era un uomo che dimostrava grande crudeltà verso il prossimo».
Si dice che il numero delle vittime della sua ira sia stato elevato: la liturgia bizantina parla di quattordicimila morti; nei menologi siriani il numero sale a sessantaquattromila vittime, ma in realtà queste cifre possono essere state esagerate. Il racconto di Matteo non è un semplice resoconto degli eventi: vuole creare un parallelo fra  l’infanzia di Gesù e quella di Mosè, data la somiglianza del destino degli Innocenti e quello dei bambini ebrei uccisi per ordine del faraone nel periodo in cui nacque Mosè (Es 1,13-22). santi innocenti. 4jpg
La festa di questi Santi Innocenti, che in Oriente vengono semplicemente chiamati Bambini Santi, è stata osservata dalla Chiesa fin dal V secolo. Nella Chiesa occidentale fin dal VI secolo sono stari commemorati il 28 dicembre. Sono venerati come martiri che morirono non solo per Cristo, ma effettivamente al posto di Cristo. Nel Geronimiano, vengono chiamati «i santi bambini innocenti» e nel calendario di Cartagine semplicemente «gli infanti». Il  poeta spagnolo Prudenzio scrisse in loro onore il suo Inno all’Epifania, in un brano che inizia con queste parole:
Salvete flores martyrum:
santi innocenti. 1jpg
Osanniamo i dolci fiori del martirio, 
Troncati all’alba della loro vita,
Ed infranti dal nemico di Cristo,
Come boccioli di rosa in una turbinosa tempesta […]
Fra i fiumi di sangue
Di teneri bimbi della stessa età.
Unico, il Figlio della Vergine si salvò
Dalla spada che trafisse i cuori delle madri.
Questi primi martiri di Cristo vengono rappresentati nella loro semplicità, mentre giocano presso l’altare di Dio con le corone e i rami di palma donati loro come ricompensa. Beda dedicò loro un lungo inno; in Inghilterra la loro festa fu ufficialmente chiamata Childermas. Sono venerati in particolare a Betlemme, dove i frati francescani e i bimbi del coro, nella cripta della chiesa della Natività, rendono onore al loro altare cantando l’inno di Prudenzio, tratto dalle Laudi della Festa.
santi innocenti. 2jpg
Nella stessa cripta sono conservati alcuni piccoli sarcofagi in pietra che vengono attribuiti ai bambini innocenti.
Tra le curiose manifestazioni ricordiamo quella di far scendere i canonici dai loro stalli al canto del versetto “Deposuit potentes de sede et exaltavit humiles”. Da questo momento i fanciulli, rivestiti delle insegne dei canonici, dirigevano tutto l’uffìcio del giorno. La nuova liturgia, pur non volendo accentuare il carattere folcloristico che questo giorno ha avuto nel corso della storia, ha voluto mantenere questa celebrazione, elevata al grado di festa da S. Pio V, vicinissima alla festività natalizia, collocando le innocenti vittime tra i “comites Christi“, per circondare la culla di Gesù Bambino dello stuolo grazioso di piccoli fanciulli, rivestiti delle candide vesti dell’innocenza, piccola avanguardia dell’esercito di martiri che testimonieranno col sangue la loro appartenenza a Cristo.
SONO INVOCATl: – come protettori di bambini e trovatelli
Fonti: Il primo grande libro dei Santi di Alban Butler / Santi e Beati.it

giovedì 25 dicembre 2014

NATALE DEL SIGNORE

NATALE DEL SIGNORE

25 dicembre 
sacra famiglia1
Dopo tante teorie sul Natale del Signore, la scoperta archeologica del Calendario di Qumran e il ritrovamento del Libro dei Giubilei, dimostrano l’autenticità della data di nascita di Nostro Signore Gesù Cristo.    
Da molto tempo si ritiene che il 25 dicembre sia una data convenzionale, scelta dai cristiani come nascita di Gesù Cristo per contrastare la festa pagana del Sol Invictus. Una seconda tesi, si rifà alla tradizione dei patriarchi ebrei e all'”ipotesi del calcolo”. Una terza tesi, sostenuta da ben più validi e decisivi argomenti, si basa invece sull’archeologia e sostiene che il 25 dicembre sia effettivamente la data storica della nascita di Gesù Cristo. A sostegno di questa tesi un ben ampio articolo dell’UCCR, (Unione Cristiani Cattolici Razionali).

sacra famiglia con gioacchino ed annaVIDEO-STORIA

L’unica data certa che abbiamo avuto fin ora relativamente alla figura di Cristo è la data della sua morte. La Pasqua è infatti astronomicamente fissata al 14 del mese ebraico di Nisan, poco prima dell’inizio della festa ebraica, ovvero all’alba della domenica 9 aprile dell’anno 30 d. C , così come la data della sua morte: circa alle 15 pomeridiane del venerdì 7 aprile del medesimo anno 30.
Ma perchè nei vangeli non viene specificata la data di nascita del redentore? Gli antichi ebrei non celebravano un santo se non nel giorno della sua morte, ecco spiegato perchè non si era data la giusta importanza a questo evento.
“Soltanto nel II e III secolo i cristiani cominciarono a prendere in considerazione anche la data di nascita di Gesù, anche se con una certa diffidenzaOrigene di Alessandria (185-254 d.C.) dichiara infatti che «nelle Scritture sono i peccatori, e non i santi, che celebrano la loro nascita», facendo riferimento alle “feste di compleanno” (natalia) degli imperatori. Nel 200 d.C. Clemente d’Alessandria affermò lamentandosi«C’è poi chi, con più minuziosa pedanteria, cerca di assegnare alla nascita del Salvatore non solo l’anno, ma il giorno: e sarebbe il 25 del mese di Pachon [ossia il 20 maggio] del ventottesimo anno di Augusto» (Stromati, I,21,145.6).”
Nel momento in cui si è cercato di dare una data alla nascita del Cristo non vi fu concordanza se non nel IV secolo in Occidente, fissando in tal modo l’attenzione sulla realtà umana di Cristo. Ma rimane il dubbio di chi abbia usato per primo la data del 25 dicembre.
Ia teoria
Natalis Solis InvictiSecondo la prima teoria la data del 25 dicembre venne fissata per sostituire la festa del Natalis Solis Invicti, con la celebrazione della nascita di Cristo, indicato nel Libro di Malachia come nuovo “sole di Giustizia” (cfr. Malachia III, 20)
[…] diversi autori cristiani contemporanei ai fatti, come Ambrogio (c. 339-397) hanno avanzato una connessione tra il solstizio d’inverno e la nascita di Gesù, descrivendo Cristo come il vero sole che ha eclissato gli dei caduti del vecchio ordine, ma mai alludendo a una “operazione politica” della Chiesa, piuttosto osservando la coincidenza come un segno provvidenziale, come prova naturale che Dio aveva scelto Gesù nel corso dei falsi dei pagani.
II teoria
Diversi studiosi hanno avanzato un’altra ipotesi rispetto a quella precedentemente esposta: hanno anch’essi appoggiato l’idea che la scelta del 25 dicembre sia stata convenzionale/simbolica da parte della chiesa primitiva, ma affermano che natale3essa sia stata identificata usando criteri indipendenti e non necessariamente legati alle feste pagane, anche se sovrapponibili.
Si parla di “ipotesi del calcolo ovvero ci si rifà alla tradizione dei patriarchi ebrei che per la loro santità dovevano essere morti nella data del loro compleanno. Attraverso questo calcolo e facendo riferimento al giorno in cui fu concepito Gesù Cristo (25 marzo), il Natale del Signore doveva essere posizionato esattamente 9 mesi dopo e lo stesso giorno della sua morte: il 25 dicembre (solstizio d’inverno).
Secondo le idee del tempo si riteneva che la creazione del mondo fosse avvenuta all’equinozio di primavera, assegnato allora al 25 di marzo (non al 21). Ragionando secondo questa idea, si riteneva che anche la seconda creazione, ossia la concezione di Cristo nel seno di Maria, doveva essere avvenuta il 25 di marzo. Ne derivava di conseguenza che la nascita del Salvatore andava assegnata al 25 dicembre, nove mesi dopo la sua concezione.
[…] il 25 dicembre il sole riprende la sua ascesa dopo il solstizio invernale. Era questo un particolare che induceva gli antichi a collegarvi il sorgere dei Sole di giustizia, che è Cristo Signore.
III teoria
Calendario di QumranAltri studiosi si discostano dalle due tesi precedenti e affermano che il 25 dicembre non è affatto una data simbolica-convenzionale, ma è la vera data storicamente esatta della nascita di Cristo.
“Questa teoria (qui ben spiegata in italiano) è basata sulle importanti scoperte archeologiche di Qumran, grazie al Calendario di Qumran e al ritrovamento sopratutto del Libro dei Giubilei (II secolo a.C.). L’evangelista Luca riferisce che l’arcangelo Gabriele annunciò a Zaccaria la nascita del figlio Giovanni Battista, mentre egli stava svolgendo le sue funzioni sacerdotali davanti a Dio nel tempio, nel turno di Abia (Lc 1,62). Nel 1953 la grande specialista francese Annie Jaubert ha studiato il calendario del Libro dei Giubilei, scoprendo che numerosi frammenti di tale testo dimostrano non solo che esso era stato fatto proprio dagli esseni, ma che essi lo avevano usato almeno fino al I secolo d.C.[…] Una volta accertata l’autenticità di tale testo il calcolo della distanza tra la nascita di Giovanni Battista e il Natale del Signore nostro Gesù Cristo, porta proprio alla data del 25 dicembre, possiamo dunque affermare che è storicamente fondata.
L’intero articolo dell’UCCR
Fonti: http://www.uccronline.it/2012/12/23/la-festa-del-25-dicembre-e-storicamente-accertata-non-e-pagana/; http://it.wikipedia.org/wiki/Natale

SANT’ANASTASIA E IL NATALE

SANT’ANASTASIA  E IL NATALE

Martire (?304) 25 dicembre
Sant'AnastasiaLa festa di Sant’Anastasia cade proprio il giorno di Natale e parlando di lei non si può non parlare di come veniva vissuta fin dai primi tempi della cristianità questa grande e gioiosa festa.
Secondo la leggenda, Anastasia era figlia di un nobile romano di nome Pretestato e aveva come consigliere spirituale S. Crisogono (24 nov). Sposò il pagano Publio e durante la persecuzione di Diocleziano si recava a far visita e ad assistere i cristiani rinchiusi nelle carceri. Il marito, contrariato, fu costretto a sequestrarla in casa, tuttavia morì durante una missione in Persia, perciò Anastasia si trasferì ad Aquileia per poter essere di aiuto ai cristiani detenuti. Dopo il martirio dei Santi Agape, Chione e Irene (1 aprile) fu arrestata e giustiziata.
Queste e altre leggende su Anastasia sono quasi certamente apocrife. Il nome di Anastasia fu inserito nel canone della messa nel V secolo ma, a quanto pare, non era nativa di Roma e non visse mai nell’Urbe. Il suo culto ebbe origine a Sirmio nella Pannonia, dove probabilmente subì il martirio sotto il potere di Diocleziano, ma in effetti non ci sono giunti dettagli storici certi sulla sua vita e sul suo martirio.
sant'anastasia1Al tempo in cui S. Gennadio era patriarca di Costantinopoli, le reliquie di Sant’Anastasia furono portate da Sirmio a Costantinopoli, dando origine ad un culto notevole.
E’ di interesse liturgico la spiegazione del motivo per cui la sua commemorazione venne associata al Natale. La commemorazione della nascita di Cristo come festa indipendente ebbe origine a Roma, diffondendosi poi verso oriente; ma quando la pellegrina Eteria visitò Gerusalemme, alla fine del IV secolo, la natività veniva ancora osservata il 6 gennaio, durante la festa dell’Epifania, sebbene la nascita di Cristo avesse la precedenza rispetto alla celebrazione della sua esposizione e dell’omaggio dei Magi.
Eteria narra che, durante la vigilia, il vescovo, il clero, i monaci e il popolo di Gerusalemme si recavano a Betlemme e celebravano una statio solenne alla grotta della natività. A mezzanotte si formava una processione eritornavano a Gerusalemme cantando il mattutino proprio prima dell’alba. La Messa celebrata all’alba era originariamente in onore di Sant’Anastasia di Sirmio; in seguito la mattina dell’Epifania si celebrava solennemente l’eucarestia, iniziando nella grande basilica di Costantino (Martyrion) per terminare nella cappella della Resurrezione (l’Anastasis).
P. Delehaye, nel suo commentario sul Geronimiano, pone l’accento sulla riluttanza da parte della Chiesa di Gerusalemme ad adottare una festa distinta per la nascita di Nostro Signore, tuttavia in un’omelia di S. Giovanni Crisostomo si evince che ciò era già avvenuto nel 376, nella città siriana di Antiochia. Da una delle omelie del sant'anastasia2patriarca Sofronio (11 mar.) si apprende che Gerusalemme si conformò all’usanza del resto della cristianità prima della sua morte, avvenuta nel 638. Nel VI secolo, la “poliliturgia” dei riti di Gerusalemme venne copiata o imitata a Roma, per il giorno di Natale.
Al canto del gallo il papa celebrava la Messa nella basilica di Santa Maria Maggiore, dove nel VII secolo, vennero portate le presunte reliquie della mangiatoia; più tardi durante la giornata, si svolgeva una processione fino a S. Pietro, dove il papa cantava nuovamente la Messa. Oltre a queste due celebrazioni ve ne era una terza, celebrata nella chiesa di Sant’Anastasia, alle pendici del Palatino.
Quest’usanza che continuò durante il periodo medievale, è specificata nel Messale Romano. Duchesne sottolinea che alla fine del V secolo, all’incirca quando il culto di Anastasia di Sirmio giunse a Roma. La chiesa era la cappella reale degli ufficiali della corte bizantina e il luogo principale del culto del quartiere greco.
Originariamente  si chiamava “basilica dell’Anastasis“, dato che , come quella di Costantinopoli, era una copia della basilica Anastasis di Gerusalemme. La chiesa fu poi dedicata a Sant’Anastasia , la cui festa cade il 25 dicembre.
L’archeologo americano P. B. Whitehead fa notare un’ulteriore possibilità: sottolinea che la chiesa di Sant’Anastasia, è uno dei 25 tituli originali o chiese parrocchiali di Roma e l’unica effettivamente nel centro della città.
Chiesa di sant’Anastasia a Roma
Sant'Anastasia_-_RomaTutte queste chiese ebbero origine nelle cappelle delle case private, ma quella di Sant’Anastasia si trova nella parte di Roma in cui sorgeva il palazzo imperiale e non nel quartiere residenziale. L’archeologo italiano del XIX secolo, G.B. de Rossi, ha scoperto nella chiesa un’iscrizione nella quale si accenna che era stata decorata con gli affreschi di papa Damaso (11 dic.), morto nel 384, il che significa che la chiesa deve essere stata fondata molto tempo prima.
Il tipo di architettura della chiesa supporta questa scoperta; una piccola parte dell’edificio può risalire al tempo di Costantino, imperatore di Roma dal 312 al 324, anno in cui trasferì la capitale a Bisanzio. Costantino aveva una sorella di nome Anastasia, di cui si sa molto poco, a parte il nome e il fatto che sposò Cesare di Bassiano, a cui Costantino affidò il governo dell’Italia.
La chiesa di S. Anastasia aveva chiaramente una grande importanza per la Roma cristiana. L’adozione di Sant’Anastasia come santa titolare può essere puramente fortuita, basata unicamente sulla similitudine di “Anastasia” e Anastasis. La dedicazione potrebbe essere d’importazione greca, trattarsi di una chiesa più Sant'Anastasia a Motta Sant'Anastasiaantica, intitolata in onore di Anastasia di Sirmio nel momento in cui si diffuse il suo culto e aumentò l’influenza bizantina su Roma.
La chiesa forse sorgeva all’interno della parte del palazzo imperiale occupata dalla sorella di Costantino, e più tardi prese il suo nome; oppure potrebbe essere esistita un’altra fondatrice romana di nome Anastasia. Le diverse possibilità non si escludono necessariamente una con l’altra, ma, sebbene la chiesa sia ora relativamente sconosciuta e le tradizioni storiche e linguistiche siano confuse, la sua storia ha distino nei secoli Anastasia di Sirmio, tanto da essere commemorata durante la seconda Messa pontificia di Natale. Nel rito bizantino la sua festa cade il 22 dicembre.
E’ INVOCATA: come protettrice dei fabbricanti e commercianti di tessuti
Fonte: Il primo grande dizionario dei santi di Alban Butler