Nella tradizione giudeo-cristiana, le orazioni per i defunti sono perorate particolarmente in 2 Mac 12, 44-45:La morte talvolta colma gli esseri umani di paura, sempre di sgomento, perciò è naturale che l’uomo, a qualsiasi cultura appartenga, crei dei rituali in relazione a questo evento, molti dei quali sono espressione di fede nell’esistenza di una vita ultraterrena e nella necessità che l’individuo intraprenda un processo di purificazione per potervi accedere (oltre al fatto che questo processo sia favorito da quelli che rimangono sulla terra).
«Perché se [Giuda Maccabeo] non avesse avuto ferma fiducia che i caduti sarebbero resuscitati, sarebbe stato superfluo e vano pregare per i morti. Ma se egli considerava la magnifica ricompensa riservata a coloro che si addormentano nella morte con sentimenti di pietà, la sua considerazione era santa e devota. Perciò egli fece offrire il sacrificio espiatorio per i morti, perché fossero assolti dal peccato».
«Visto che la Chiesa celebrava già la festività di Tutti i Santi, sembra auspicabile che anche a Cluny si commemori con gioia e affetto la memoria dei fedeli dipartiti che hanno vissuto dall’inizio fino alla fine del mondo».
Grazie all’influenza di Cluny, quest’usanza si diffuse rapidamente, tuttavia non vi è traccia di un decreto papale che lo estendesse alla Chiesa universale, e trascorsero due o tre secoli prima che la Commemoratio animarum fosse comunemente inserita nei calendari e martirologi al 2 novembre. La festa della Commemorazione dei defunti è menzionata definitivamente in un martirologio compilato a Besangon a metà dell’XI secolo, ma in Inghilterra, dove nel 1075 Lanfranco, nelle sue Monastic Constitutions, spinse i suoi monaci a celebrare una Messa solenne per i defunti il 2 novembre, esistono quattro o cinque calendari di Canterbury del XII e XIII secolo che non citano affatto questa commemorazione.