Santa Francesca Saverio Cabrini
Francesca Cabrini era una donna minuta e fragile, ma con uno spirito indomito; decima figlia di un prospero agricoltore italiano, nacque a Sant’Angelo Lodigiano, non lontano da Pavia nel 1850. La madre partorì undici figli, di cui sette morirono giovani e uno aveva disturbi cerebrali, perciò Francesca crebbe imparando a conoscere la sofferenza. Studiò presso le Figlie del Sacro Cuore e diventò maestra elementare. All’età di ventidue anni divenne preside a Vidardo, vicino a Sant’Angelo, e ottenne il permesso del sindaco di insegnare dottrina cristiana, proibita dagli ispettori civili delle scuole.
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Francesca intendeva lavorare più strettamente con la Chiesa e chiese di entrare prima nelle Figlie del Sacro Cuore ad Arluno, e poi nelle suore canossiane di Crema. Nessuna delle due congregazioni potè accoglierla; era molto cagionevole di salute, ma il suo parroco, p. Antonio Serrati, la raccomandò al posto di direttrice di un orfanotrofio, la i Casa della Provvidenza di Codogno, dove Francesca raccolse e istruì un piccolo gruppo di operai e gestì un orfanotrofio e un laboratorio per ragazze, ma il progetto non fu organizzato bene in partenza, e naufragò per ragioni indipendenti dalla sua volontà. Cercò di ottenere il permesso di fondare una congregazione dedita alle missioni all’estero, forse per lavorare in Cina e in altre zone dell’Estremo Oriente.Quattro mesi dopo, la congregazione ricevette l’approvazione pontificia, segno della fiducia riposta in un istituto composto da donne che offriva il suo aiuto in maggioranza ad altre donne. I conventi in Italia formarono il centro d’istruzione per le missioni. La sua vocazione tuttavia non riguardò la Cina, ma un paese in direzione opposta. L’Italia stava attraversando una profonda crisi economica negli anni 1870-1880, e le famiglie disperate, quasi ridotte alla fame e senza lavoro, emigravano negli Stati Uniti. In seguito a varie ondate d’immigrazione, crebbero in varie città americane diverse Little Italy, in particolare a New York e Boston.
Affollati negli alloggi, sfruttati dai padroni delle fabbriche, gli immigrati vivevano in povertà e squallore, e spesso non conoscevano la lingua e le usanze di questa terra straniera;
Durante il suo soggiorno a Roma, madre Cabrini incontrò il vescovo di Piacenza, Giovanni Battista Scalabrini (beatificato nel 1999), una delle massime autorità di quel paese, che era stato profondamente impressionato nel vedere le folle di emigranti che aspettavano di partire con i treni dalla stazione di Milano: aveva compreso il loro desiderio di trovare una vita migliore ed era conscio della lotta amara che molti di loro dovevano intraprendere per sopravvivere. L’arcivescovo di New York, Michael Corrigan, aveva chiesto l’aiuto di «buoni sacerdoti italiani», per la sua città; il vescovo Scalabrini, perciò, ritenne giusto che, assieme ai sacerdoti, si recassero in America anche le Missionarie del Sacro Cuore.
Nel novembre del 1887, madre Cabrini chiese un’udienza a papa Leone XIII, che aveva recentemente ricevuto un resoconto dall’istituto De Propaganda Fide che conteneva le statistiche dell’esodo di massa verso gli Stati Uniti, concludendo che aveva «le caratteristiche di un commercio di schiavi bianchi». Dopo aver ascoltato madre Cabrini in silenzio, decise che le suore sarebbero andate «non in Oriente, ma in Occidente».
Madre Cabrini lasciò Le Havre il 23 marzo 1889 diretta a New York, con sei consorelle.Fu un viaggio tempestoso e faticoso, e quando sbarcarono trovarono una situazione decisamente poco promettente: non c’era nessuno ad accoglierle, neanche l’arcivescovo Corrigan, che, anche se aveva bisogno di sacerdoti, non pensava che sarebbe stato un lavoro adatto alle donne. Disse a madre Cabrini che la nave su cui aveva viaggiato era ancora in porto e le consigliò di ripartire, perché non aveva bisogno di loro, ma lei replicò: «Ho delle lettere da parte del papa» e così si fermò.
Le suore furono costrette a chiedere l’elemosina il pomeriggio del primo giorno, perché «in casa non avevano un centesimo» ma, come in passato, ciò che era iniziato con la fede e l’amore ricevette poi sostegno. I medici offrirono il loro aiuto e presto l’ospedale fu ben organizzato e gestito. Madre Cabrini lo battezzò Columbus Hospital, poiché era il 1892, quattrocento anni dopo la scoperta del nuovo mondo fatta da Colombo.
Altri ospedali italiani, tutti chiamati con lo stesso nome, sorsero a Chicago e in altre grandi città americane. Ritornò per nove volte in Italia, organizzando corsi d’addestramento per le sue consorelle, necessarie in America e in continuo aumento, illustrando l’attività della congregazione alle autorità cattoliche e accertandosi di ricevere il supporto necessario. Soprattutto, ritornò alle sue radici spirituali, trascorrendo il tempo in preghiera e meditazione, ma papa Leone XIII le disse: «Affrettati per il mondo, per portare il santo nome di Gesù ovunque».
Madre Cabrini estese la sua attività all’America centrale, recandosi in missione apostolica nella giungla del Nicaragua, che attraversò in barca, ma dove contrasse una febbre gialla. Nel 1895, a quarantacinque anni, s’imbarcò su una nave carica di banane che partiva da New Orleans per raggiungere Valparaiso, poi proseguì per le Ande. Sopportò i rigori della neve, del freddo e della fame, prima di raggiungere Buenos Aires.
Fece il giro dell’Argentina, istituendo nuove scuole e orfanotrofi. La regola della congregazione finalmente ottenne l’approvazione nel 1907, quando madre Cabrini aveva cinquantasette anni. A quel tempo vi erano sue fondazioni in Francia, Spagna e Italia, in tutti gli Stati Uniti e nell’America meridionale. Mentre soggiornava a Rio de Janeiro, vi fu un’epidemia di vaiolo, e lei stessa accudì le consorelle malate. Al suo ritorno negli Stati Uniti, iniziò una nuova missione nelle prigioni: le suore avrebbero assistito i detenuti, inclusi quelli condannati a morte, e i loro parenti. Quando visitò Sing Sing, parlò agli italiani nella loro lingua, chiamandoli “miei cari amici”.
Nel 1916 fece un ritiro spirituale di sei mesi, dato che il suo compito era quasi finito. Stava incartando delle caramelle per i bambini in una scuola parrocchiale di Chicago proprio prima del Natale del 1917, quando ebbe un collasso, e il giorno dopo morì in ospedale. La missione di madre Cabrini fu sempre a favore degli immigrati italiani. Anche se fu autorizzata americana nel 1907, fu principalmente perché era necessario ai fini amministrativi, affinché le sue proprietà appartenessero a un individuo americano.
Difese le comunità italiane e fece nascere in loro l’orgoglio di appartenervi. Il suo calore, l’umiltà e la praticità erano notevoli, e in lei si univano a queste qualità una notevole capacità organizzativa e un’energia ancor più sorprendente (una tenacia nel lavoro senza riserve, in nome di Dio). Madre Cabrini ha ricevuto la canonizzazione nel 1946 da papa Pio XII ed è stata ufficialmente dichiarata “patrona degli emigranti“. È nota come la “prima cittadina santa” degli Stati Uniti.
È INVOCATA – come protettrice degli emigranti
Fonti: Il primo grande dizionario dei santi di ALban Butler
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