SAN GIOVANNI DAMASCENO
Nascere in una famiglia cristiana a Damasco nella seconda metà del VII secolo significava crescere in mezzo ai conflitti religiosi, giacché il potente credo islamico stava rafforzandosi tra le popolazioni arabe.
Benedetto XVI. Catechesi su san Giovanni Damasceno
Giovanni nacque solo cinque anni dopo la morte di Maometto, quando Damasco era una città mussulmana. Molte altre credenze circolavano in Medio Oriente, e provenivano dalla Grecia classica, dalla Persia, dall’Egitto; inoltre vi era anche una grande varietà di eresie cristiane. Persino all’interno della Chiesa, la tradizione romano-greca, secondo la quale fu educato Giovanni, fu attaccata ferocemente dagli iconoclasti, membri di una setta cristiana che, sotto l’imperatore bizantino Leone II I Isaurico, bruciava libri e distruggeva le immagini, insieme alle tradizioni amate dal popolo e agli strumenti del culto; fu contro queste forze ideologiche che Giovanni propugnò la sua fede.Damasco era caduta sotto il potere degli Arabi nel 635, ma vi era una comunità greca consistente, e alcuni ufficiali greci continuavano a occupare incarichi che richiedevano abilità tecnica o conoscenze specialistiche. Tra di loro vi era probabilmente il nonno di Giovanni, Mansur, mentre il padre, Sergio, noto come Sarjem ben Mansur, divenne suo successore. Il suo incarico alla corte del califfo comprendeva il controllo delle rendite; a volte è descritto come esattore o tesoriere, ma il termine arabo di “gran visir” è forse più appropriato. Sembra che il posto sia stato ereditario, poiché Giovanni lo rivestì a sua volta. I cristiani erano tollerati a Damasco; i mussulmani consideravano Cristo come un profeta, sebbene pensassero che Maometto fosse più grande.

lamentavano
della loro attività: a loro non piacevano le controversie teologiche e
trovavano obiezioni al fatto che cantassero inni. Il loro lavoro fu più
apprezzato dal patriarca di Gerusalemme, Giovanni V, che pensava che
avrebbero dovuto lasciare la laura. Nominò Cosma vescovo di Majuma e ordinò sacerdote Giovanni, portandolo nella città di Gerusalemme.Cosma si dimostrò un eccellente vescovo, ma Giovanni, che aveva rinunciato all’amministrazione secolare, non era portato per quella ecclesiastica e prestò tornò a dedicarsi alla teologia, nel monastero. Le sue opere in difesa delle immagini sacre si diffusero rapidamente e gli valsero il risentimento degli imperatori persecutori. Gli iconoclasti non riuscirono mai a colpirlo, solo perché non attraversò mai il confine dell’impero romano: ecco la situazione singolare di un grande scrittore cristiano capace di difendere la sua fede e di attaccare l’eresia solo perché viveva sotto la protezione di un mussulmano. Ciò tuttavia non garantiva l’incolumità: anche i mussulmani si opponevano a qualsiasi figura o immagine che rappresentasse una creatura vivente. Giovanni attaccò l’islam con la stessa forza con cui si oppose all’iconoclastia, e non gli mancò mai il coraggio intellettuale e fisico. Sappiamo relativamente poco della sua vita, condotta interamente a Mar Saba, a parte alcuni impegni che riguardavano la predicazione e i consulti con vescovi e teologi.
l’esegesi,
l’etica, l’omiletica, la scienza della liturgia e la poesia, ed era
basata su un’erudizione solida e una conoscenza della patristica assai
profonda. Di immediata importanza per la Chiesa del suo tempo furono i tre trattati di Giovanni Damasceno contro l’iconoclastia,
in cui insistette che i santi, membri della Chiesa trionfante, dovevano
essere rispettati, le loro immagini e statue ossequiate, la loro vita
annotata e commemorata, il loro culto incoraggiato. Vide
nell’iconoclastia un grande pericolo, la distruzione di preziose
tradizioni cristiane in relazione a Cristo, là Vergine Maria e i santi;
ragionando dal punto di vista liturgico: figure e immagini sono mezzi con cui viene adorata la Santa Trinità, non sono oggetti fine a se stessi. La materia non rappresenta il male e non è opposta allo spirito; è solo il mezzo con cui lo spirito trova espressione:
credenze
ebraiche, incluse quelle degli scribi, dei farisei e dei sadducei;
degli esseni, gli gnostici e i manichei; delle eresie cristiane, come
quella degli ariani, dei nestoriani e dei monoteliti, oltre che degli
eutichiani. Giovanni distingue un centinaio di eresie in tutto,
affermando che si tratta di una selezione relativamente limitata di
quelle esistenti, ma che «tutte le altre derivano da queste». Poi rivolge la sua attenzione all’islam, liquidandolo in poche pagine come una distorsione del messaggio cristiano, eterminando con una meditazione sulla Trinità.“Pensate al Padre come fonte di vita che genera il Figlio come un fiume e lo Spirito Santo come un mare, poiché la sorgente, il fiume e il mare sono fatti di un’unica natura. Pensate al Padre come una radice, il Figlio come un ramo, e lo Spirito come un frutto, poiché la sostanza di queste tre cose è una. Il Padre è un sole con il Figlio come raggi, e lo Spirito Santo come calore. La Santa Trinità trascende di gran lunga ogni similitudine e immagine.”
La terza parte è costituita dall’opera maggiormente celebrata, intitolata De Fide Orthodoxa, cento capitoli che trattano della natura di Dio, della Creazione, della natura dell’universo, della divinità e umanità di Cristo, del fine e della funzione della Chiesa, e della seconda venuta. Giovanni si basa su molti scrittori patristici, talvolta appropriandosi di interi capitoli o sezioni tratti da altre opere; dal momento che non ha indicato le sue fonti, è stato accusato di plagio da alcuni studiosi successivi che hanno impiegato molto tempo per identificare gU originah.

Giovanni morì a Mar Saba nel 749 circa; era sicuramente già morto quando il concilio iconoclasta, tenuto nel palazzo di Hiera vicino a Costantinopoli, nel 753 dichiarava che era scomunicato, descrivendolo come «l’uomo dal nome cattivo e dai senumenti saraceni […] l’adoratore delle immagini e lo scrittore di falsità […] colui che insultò Dio e tradì l’Impero».
L’opera
di Giovanni, ad ogni modo, sopravvisse all’iconoclastia e a molti altri
attacchi ai dogmi centrali della fede. Lo storico Teofano afferma che
era chiamato Chrysorrhoas o «fiume dorato», per la sua eloquenza e per
la grazia contenuta nei suoi scritti. Giovanni Damasceno non fu uno
scrittore creativo, ma il suo fine non era di inventare qualcosa, ma di
prendere in esame tutto il materiale che si era accumulato in circa
cinque secoli di letteratura cristiana e valutarlo alla luce dei
Vangeli. Il mondo bizantino in cui visse non dava valore
all’originalità.La Chiesa orientale, assalita dall’eresia e dagli attacchi dell’islam, del zoroastrismo, e di altre credenze orientali, aveva bisogno di un fondamento saldo, che Giovanni le fornì in una serie di opere notevoli dal punto di visto della chiarezza d’espressione, ampiezza della conoscenza e profondità teologica. La sua opera è paragonabile, in questo senso, a quella di Tommaso d’Aquino (28 gen.), che in modo simile fuse assieme filosofia, teologia e poesia, in un’unità mirabile per la gloria di Dio e l’edificazione della Chiesa. Diversamente da S. Tommaso, Giovanni Damasceno non ebbe discepoli, e nessuna scuola teologica sviluppò le sue idee. Questo non è un giudizio sulla qualità delle sue opere, ma riflette piuttosto le tradizioni scolastiche diverse della Chiesa bizantina e della crescente marginalità di quelle tradizioni nei confronti di quella occidentale. La letteratura araba, armena e georgiana furono certamente arricchite dalle traduzioni delle sue opere, ma questo contributo fu apprezzato dopo moltissimo tempo in Occidente. Il De Fide Orthodoxa non fu nemmeno tradotto in latino fino al 1150, e la prima traduzione fu molto scadente. La maggior parte delle sue opere non fu pubblicata in Occidente fino al xvi secolo, e i suoi lavori completi non furono disponibili fino al XVIII secolo. Giovanni Damasceno fu nominato dottore della Chiesa, con la proclamazione di papa Leone XII I nel 1890.
E’ INVOCATO: – come protettore di fanciulli malati e pittori
Fonti: Il primo grande Dizionario dei Santi di Alban Batler


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